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Carnevale di Viareggio, coriandoli per la pace: «Le uniche “bombe” che ci piacciono sono i bomboloni»

Matteo Tuccini
Carnevale di Viareggio, coriandoli per la pace: «Le uniche “bombe” che ci piacciono sono i bomboloni»

Dopo una giornata di riflessione collettiva il corso più difficile: riportare serenità e felicità tra la gente senza dimenticare l’ironia tra musica, cartelli e slogan contro la guerra

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VIAREGGIO. Fate il Carnevale e, quando possibile, l’amore. Non fate la guerra. È passato giusto qualche giorno dal corso che sembrava aver scacciato l’incubo della pandemia, ed ecco che si presenta un altro mostro da esorcizzare. A suon di musica, di slogan e di cartelli contro la guerra, Viareggio decide comunque di celebrare il giovedì grasso senza toccare il programma della manifestazione. Un guanto dell’allegria lanciato contro un futuro che, improvvisamente, torna nebuloso. Un segnale di gioia e di vita, laddove le immagini ci riportano al buio e alla tragedia.

«È un’avventura il mondo di domani che non somiglia al nostro Carnevale; sembràmo tutti quadri del Viani che aspettino il Giudizio universale. La pace con le bombe non si fa, è come il cavolo sul baccalà». Queste parole di Adriano Barghetti, dal “Cha cha cha dei coltellacci” che è una delle canzoni più amate, risuonano sin dal mattino del giovedì grasso nella testa e nelle coscienze dei viareggini. Il Carnevale è anche uno strumento di difesa contro l’orrore. Lo sa anche il sindaco Giorgio Del Ghingaro, che in mattinata chiede pubblicamente «un segnale forte contro la guerra», in seguito alla notizia dell’attacco dell’Ucraina da parte delle truppe di Putin.

«Stiamo uscendo a fatica da anni davvero difficili – dice Del Ghingaro – la speranza di normalità che abbiamo intravisto con il primo corso di Carnevale, si scontra con le immagini terribili che da ore rimbalzano sugli organi di stampa di tutto il mondo. È giovedì grasso e per Viareggio è un giorno di festa, ma altrove si muore sotto le bombe di una guerra che per la prima volta dopo decenni bussa alle porte d’Europa. Non possiamo permettere che questa sia ancora una volta “l’unica strada”. La guerra porta solo distruzione: Viareggio deve affermarlo – conclude il primo cittadino – anche e soprattutto attraverso la sua manifestazione più gioiosa».

Alla Fondazione valutano il da farsi. Si tiene una riunione e si cerca di capire come poter rispondere a questo appello. Che è comune ad altre voci: Tiziano Nicoletti, consigliere comunale ed ex consigliere della Fondazione Carnevale, chiede di annullare i fuochi d’artificio previsti in serata. «Riteniamo giusto, anche simbolicamente – dice Nicoletti – chiedere alla Fondazione Carnevale di annullare lo spettacolo pirotecnico, manifestando vicinanza e solidarietà alle popolazioni colpite dall’attacco russo di queste ore». C’è chi, su Internet, propone addirittura di cancellare la sfilata. La Fondazione replica a tutte queste istanze con una comunicazione ufficiale il cui succo è: mai restare indifferenti, ma il programma va avanti come prestabilito. Col risultato che in serata, quando partono i fuochi d’artificio, in redazione arrivano le telefonate di chi attacca questa scelta. E anche sui social è polemica.

«La manifestazione viareggina da sempre, anche attraverso le sue opere allegoriche, ha contrastato la guerra e incitato alla pace e alla fratellanza tra i popoli – si spiega dalla Fondazione – Nel 1973 Arnaldo Galli realizza il carro che ricordiamo tutti come uno dei più significativi della storia del Carnevale di Viareggio: “Guerra e pace”». La simbolica bomba scoppiava, lanciando coriandoli «in un’esplosione di gioia che è propria dello spirito del Carnevale, in tutto il mondo. È questo – proseguono dalla Fondazione – il messaggio che il Carnevale di Viareggio lancia, nella giornata in cui il mondo intero ancora una volta ha dovuto accettare e ascoltare l’insopportabile rumore delle bombe e delle sirene. E che i fuochi del Carnevale di Viareggio possano illuminare le menti di quei potenti, che ai coriandoli ancora oggi preferiscono le armi. Viareggio è vicina a tutti i popoli, e oggi in particolare al popolo ucraino, che vivono con il terrore delle bombe e a loro dedichiamo la gioia del Carnevale».

Sulla base di questo, il corso ieri è iniziato con le note di “Il trionfo dell’amore” di Gianluca Cucchiar, interpretata da Egisto Olivi. È del 1988, quando la guerra fredda stava per finire, ma sembra scritta oggi. Nel testo si avverte il pubblico che ascolta: «Se sentirai nel cielo un’esplosione, sarà solo il cannone che annuncia al mondo che è Carneval». Ma quando i tre colpi di cannone annunciano l’inizio della sfilata, un brivido corre lungo la schiena di alcuni. Troppa la suggestione delle esplosioni viste sui social e in tv. E magari, cantava il popolare “Egistino”, bastasse spegnere la televisione «per cancellare i missili».

Viareggio, però, non è patria di indifferenza. Il primo carro che arriva in piazza Mazzini è quello dei fratelli Cinquini, che fanno suonare “Imagine”, canzone-bandiera di tutti i pacifisti e di tutta la gente che ha a cuore l’umanità. I Cinquini e la loro banda hanno preparato una coreografia apposita, con cartelli contro la guerra. Si vedono mascherine decorate con la parola “pace” e simboli arcobaleno. Si vede lanciare coriandoli, cantare e ballare. Per un pomeriggio il Carnevale prova l’ennesima missione complicata di questo complicatissimo 2022: riportare serenità e felicità tra la gente. Senza dimenticare l’ironia, quando sui carri arrivano come da tradizione le paste della Fauzia: «Sono le uniche “bombe” che ci piacciono», si ricorda. Anche per questo il Carnevale è indispensabile e, come spiegava ieri Adriano Barghetti, «è giusto esserci ed è giusto sfilare, per dire no a tutte le guerre».

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