Gioco
Carnevale di Viareggio, il ballo delle maschere tra Battiato, Bebe Vio e l'araba fenice
Bel debutto per le dieci opere in gara all’insegna di talento e creatività. Movimenti simili a quelli di un carro, giochi di luce, corteggio a terra con costumi perfettamente in tema con il soggetto rappresentato
VIAREGGIO. Movimenti simili a quelli di un carro – seppur, per evidenti motivi, su scala ridotta – , giochi di luce, corteggio a terra con costumi perfettamente in tema con il soggetto rappresentato: ormai chiamarle semplicemente “maschere isolate” è davvero riduttivo. Sono dieci le opere in competizione e pure qui è possibile apprezzare tanto il talento quanto le idee innovative di parecchi giovani mascheratisti. Siamo a metà del bando di concorso triennale: i verdetti potrebbero mantenere gli equilibri creatisi con l’edizione passata oppure stravolgerli e lasciare i giochi ancora aperti per il 2023.
“Il tempo non ha età” di Federica Bonetti. Dolce e poetica costruzione dedicata allo scorrere del tempo, in cui la vita è rappresentata da una giostra con quattro personaggi legati ad altrettante fasi dell’esistenza, dall’infanzia alla tarda età. Azzeccati i colori.
“WicCan do it” di Susanna Carofiglio. Gioco di parole tra il celebre motto di propaganda americana degli anni Quaranta e Wicca, il neopaganesimo: buona la caricatura di Maggie Smith nel ruolo della strega di “Harry Potter” Minerva McGranitt così come il movimento che esegue.
“CleoPatria” di Andrea Giulio Ciaramitaro. La maschera denuncia la violazione dei diritti umani in Egitto (pensiamo alla vicenda di Patrick Zaki) con questo bel volto della regina Cleopatra. D’impatto gli abiti in oro e nero del corteo di maschere.
“Battiato. Eterni orizzonti” di Michele Deledda. Bell’omaggio a Franco Battiato, il Maestro venuto a mancare un anno fa: Deledda lo rappresenta come sulla copertina dell’album “La voce del padrone”, ma con le sembianze di un angelo. A fare da sfondo un grande giradischi.
“È polvere di sole” di Michelangelo Francesconi. Si vede che il campione in carica lavora da anni nell’hangar di Jacopo Allegrucci: tra movimenti e luci non manca proprio nulla. Il titolo richiama una celebre canzone del Carnevale di Egisto Malfatti.
“Il rogo della satira” di Serena Mazzolini. Il tema è quello della satira, messa sempre più in discussione e sottoposta a censure e limitazioni. La satira viene dunque rappresentata come una strega – interpretata dall’autrice stessa: ottima questa intuizione – legata a un palo e su cui incombe un mostro di fuoco.
“Se ci credi, niente è impossibile” di Lorenzo Paoli. Non esistono ostacoli che non si possono superare o mostri che non si possono sconfiggere: è questa la lezione della caricatura di Bebe Vio, la campionessa di scherma paralimpica che sui suoi profili social ha rilanciato la maschera di Paoli che la ritrae.
“Verso l’infinito e oltre! ” di Andrea Scaccianoce. Altro che mascheratista al secondo anno in gara: l’esperienza di Scaccianoce nella sua Acireale si fa sentire. Buona la resa del volto del boss di Amazon Jeff Bezos-Buzz Lightyear che si capovolge come se fosse in assenza di gravità.
“Rise” di Edoardo Spinetti. Coloratissima l’araba fenice di Spinetti, scelta come metafora della resilienza, cioè la capacità di rialzarsi prontamente malgrado le difficoltà. Messaggio di speranza e forza per tutti e di rinascita dalle proprie ceneri.
“To bit or not to bit?” di Alessandro Vanni. Movimentatissima maschera in cui un robot in posa amletica medita sul confine sempre più labile tra automi ed esseri senzienti: il tema è l’intelligenza artificiale, con il dubbio – appunto – se in futuro potrà arrivare a soppiantare l’attività dell’essere umano.
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