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Carnevale di Viareggio

Carnevale di Viareggio, l'omaggio a Monica Vitti e agli atleti azzurri prima dell’alzabandiera

Simone Pierotti
Carnevale di Viareggio, l'omaggio a Monica Vitti e agli atleti azzurri prima dell’alzabandiera

Alla grande attrice che amava il giallo dedicato il sole del primo corso. Le maschere dei rioni scortano il vessillo del buonumore

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VIAREGGIO. «Il primo corso mascherato ha avuto un entusiastico successo, soprattutto per l’aspettativa della folla accorsa dai maggiori centri delle regioni circonvicine, ansiosa di vivere, dopo tanti anni di tristezza, una giornata veramente felice, senza preoccupazioni o timori». Queste parole, dal linguaggio antiquato e verboso, provengono dalla metà del secolo scorso. Era l’articolo con cui il giornale Il Nuovo Corriere raccontava il corso mascherato del 5 marzo 1946, il primo dopo cinque anni di pausa forzata a causa della guerra. Per carità, non veniamo da bombardamenti e cibo razionato, ma abbiamo sofferto le pene dell’inferno. E sì, sembrava che festeggiassimo la tregua dopo un’interminabile parentesi bellica. La cerimonia d’apertura è stata una celebrazione delle maschere viareggine. Burlamacco e Ondina, certo, ma pure quelle delle feste rionali che hanno fatto da eccezionale guardia d’onore nello scortare il “vessillo del buonumore” prima che venisse issato sul pennone di piazza Mazzini.

Un messaggio chiaro: i rioni sono saltati a causa delle restrizioni anti- contagio, ma rimangono una componente fondamentale del Carnevale. E poi la (giusta) celebrazione dell’anno d’oro dello sport italiano e il ricordo di Monica Vitti, «l’unica mattatrice della commedia italiana» – parole di the voice Daniele Maffei – con cui si è aperta la maratona verso l’alzabandiera; a lei, che amava il giallo, è stato dedicato “il sole della giornata”». Scoppiati i tre colpi di cannone, c’imbattiamo in una scena simpatica e per certi versi commovente: la grande formica di Luigi Bonetti, primo carro a entrare in piazza Mazzini, nel muoversi traballa per via delle maschere che saltano a bordo.

Scena commovente perché avevamo rimosso quanto sia stupendo il divertimento. E quando senti “Dove si balla” di Dargen D’Amico e “Ciao ciao” de La rappresentante di lista suonati sui carri più insospettabili come quello di Alessandro Avanzini capisci che l’anima anarchica del Carnevale ha avuto il sopravvento. Di canzoni, ne citiamo una di Max Pezzali per riassumere le emozioni: basta un giorno così a cancellare 120 giorni st....i. Tanti ne sono trascorsi dall’ultimo Carnevale; 120 giorni di ansia per la variante Omicron e i contagi in risalita. Però no, non ieri che è stato un giorno “così”. Meravigliosamente perfetto.

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