Il Tirreno

Versilia

Studentessa viareggina morì nell'incidente: sedici anni dopo la tragedia il muro della rabbia non è stato abbattuto

Giovanna Mezzana e Roy Lepore
Studentessa viareggina morì nell'incidente: sedici anni dopo la tragedia il muro della rabbia non è stato abbattuto

Il 19 febbraio 2006 una giovane perse la vita travolta da un’auto. Restringe pericolosamente via dei Lecci ma per le Belle Arti non si può demolire. Il dolore dei genitori

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VIAREGGIO. È l’alba del 19 febbraio 2006. Due ragazze stanno tornando a casa dopo una serata trascorsa prima in un rione e poi in discoteca. Con uno scooter stanno percorrendo via dei Lecci in direzione Viareggio-Torre del Lago. Laddove il rettilineo comincia a essere costeggiato da un muro, vengono travolte da un’auto. Veronica Giunta, 17 anni, studentessa del liceo scientifico, morirà poche ore dopo in ospedale. È da questa tragedia - dalla disperazione della famiglia e dal dolore di un’intera comunità - che prende forma una promessa: deve essere abbattuto quel muro che corre lungo via dei Lecci per circa 6-700 metri e che restringe pericolosamente la carreggiata. Nel frattempo c’erano state manifestazioni, petizioni, finanche una campagna del Tirreno con cui il giornale chiedeva ai cittadini di esprimersi su come rendere più sicura via dei Lecci.

A sedici anni esatti da quella morte quel muro è sempre lì: a tratti diroccato e a tratti imbrigliato da reti metalliche. Torniamo ai mesi successivi la morte di Veronica. «Allora gli uffici comunali misero a punto un progetto - spiega Fabrizio Manfredi, assessore dal ’98 al 2008 della giunta del sindaco Marco Marcucci - Esso prevedeva: l’abbattimento del muro, la ricostruzione di esso spostato verso mare, l’ampliamento della carreggiata, la realizzazione di una pista ciclabile e l’allestimento di un’illuminazione pubblica. Il progetto, esecutivo, venne approvato con copertura finanziaria, sia degli espropri che dell’intervento». Non solo. Primo: «Ci accordammo - aggiunge Manfredi - con il Parco (il muro ricade in area-parco, il Parco Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli, ndr)». Secondo, «Verificammo - aggiunge - che non ci fossero vincoli: e di vincoli non ce n’erano». Sembra filare tutto liscio ma arriva il colpo di scena: «L’ultimo giorno utile per l’acquisizione dei pareri - continua l’ex assessore - la Soprintendenza si oppone. E pone un vincolo monumentale retrodatato. Per un muro in gran parte pericolante: in una parola, una follia».

Le "Belle Arti" sono di un altro parere: il muro è parte di Villa Borbone, quindi deve essere tutelato. È di pregio. Al comune di Viareggio vengono dunque sollecitate ipotesi alternative. «Dimostrammo che non ce n’erano - spiega Manfredi - Se si fosse intervenuti a monte anziché a mare, avremmo squarciato campi e si sarebbe sbucati chissà dove; e emerse un problema che apparve subito di difficile soluzione: ovvero, il collegamento con via Comparini». «Nonostante tutto ciò - conclude Manfredi - La Soprintendenza non ne volle sapere. Ci sdegnammo per quanto quell’atto fosse immotivato». Nella primavera 2008 Marcucci passa il testimone. Il sindaco Luca Lunardini tenta di vincere almeno una battaglia della guerra persa dai suoi predecessori. Non ci riuscirà.

«Ci provammo tre volte, anche nel 2009, dopo che ci fu un crollo a seguito di una pioggia abbondante. Noi non avevamo alcuno potere e la Soprintendenza fu inamovibile. Fu un dialogo tra sordi», dichiarerà Lunardini al Tirreno nell’agosto 2016 a pochi giorni dalla morte di Almisio Agostini, 78 anni, pensionato travolto e ucciso mentre percorreva con la sua bicicletta via dei Lecci all’altezza del muro. Come Veronica. Intanto, proprio nell’estate 2016, il presidente di Italia Nostra Antonio Dalle Mura rispolvera un vecchio progetto di un ex dirigente dell’ufficio lavori pubblici del Comune, Andrea Veronesi, e che risale addirittura del 1984: esso lascerebbe il muro di via Lecci intatto riconoscendo a esso lo status di spartitraffico, nell’ambito - va da sé - della realizzazione di un ampliamento della strada. Tra dibattiti più o meno edificanti e rimpalli di competenze, passano gli anni. La Soprintendenza non cambia idea e si arriva a oggi. Sedici anni, due morti, una "strettoia" assai pericolosa e il pregiato muro che è sempre lì.

IL DOLORE DEI GENITORI

Nel giorno dell’anniversario della morte di Veronica Giunta - era il 19 febbraio del 2006 e la giovane, 17 anni, ebbe un incidente stradale in via dei Lecci - la mamma Giancarla Simonetti e il marito Silvano Boschi prendono atto, con amarezza, che - nonostante le tante promesse fatte negli anni, di volta in volta dagli amministratori che si sono susseguiti alla guida della città - per l’abbattimento del muro di via Lecci, laddove la strada si restringe pericolosamente (leggi servizio sopra), nulla è stato fatto. La strada resta tutt’oggi molto pericolosa soprattutto per i mezzi a due ruote. Veronica tornava a casa con lo scooter da una festa rionale di Carnevale, quando si scontrò con un’auto, il cui conducente, un ragazzo viareggino di 26 anni, è stato poi condannato. Questa tragedia della strada, seguita purtroppo da un altro incidente mortale (leggi servizio sopra), ha aperto da allora la discussione nell’opinione pubblica. Negli anni della giunta Marcucci, l’allora assessore Fabrizio Manfredi presentò un progetto che sembrava potesse prevedere davvero l’abbattimento del muro, con la realizzazione addirittura di una zona pedonale: e con una lapide in onore di Veronica. E invece tutto è rimasto sulla carta, con il dolore della mamma per la perdita della figlia che Giancarla si porta dentro da quella sera maledetta. Dal 2009 poi la Soprintendenza di Lucca ha inserito il muro fra i beni artistici al pari delle mura di Lucca e del Colosseo, quindi ormai è davvero intoccabile; e ciò nonostante la proprietà del camping che sta dietro il muro si fosse dichiarata disponibile a arretrare di qualche metro per consentire l’abbattimento di esso e l’allargamento di conseguenza della strada. C’è anche chi ha sollecitato la creazione di una viabilità alternativa o un senso unico per limitare i pericoli. È stato installato un limite di velocità di 40 chilometri orari, che però non viene rispettato dalla maggior parte di chi transita lungo via Lecci: e gli incidenti stradali, soprattutto d’estate, aumentano. Anche Il Tirreno nel 2016 scrisse una lettera per sollecitare l’abbattimento del muro al ministro dei beni e delle attività culturali, Dario Franceschini, ma il risultato non è giunto.

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di Redazione web