Italia
Salvo l’aguzzino di Pinochet sorpreso in vacanza al Forte: ecco perché resta libero
La Corte di Cassazione dice no alla richiesta di mandato di arresto europeo. L’uomo condannato per il sequestro di tre cittadini cileni può restare in Germania
FORTE DEI MARI. No al mandato di arresto europeo dell’Italia per Reinhard Doring Falkenberg, il pensionato tedesco che fu arrestato a settembre al Forte e sul quale pendeva un mandato di cattura internazionale per essere stato, in Cile, uno di più pericolosi carcerieri e torturatori durante il regime di Pinochet. Lo ha deciso la Corte di Cassazione. E dal momento che la Germania già nel 2019 aveva negato l’estradizione verso il Cile per mancanza di prove, è probabile che Falkenberg, salvo colpi di scena, riuscirà a farla franca.
Una latitanza la sua che si era interrotta, sedici anni dopo la fuga dal Cile, nella accogliente hall di un bell’albergo di Forte dei Marmi. Settantasei anni, in gita con la moglie e tanti amici – ricordano quelli che hanno avuto modo di incontrarlo – l’uomo era assolutamente insospettabile nella sua normalità. Uno dei tanti pensionati tedeschi, che a fine stagione approdano in Versilia, a cui basta un bus granturismo per godersi i paesaggi toscani settembrini, e al tardo pomeriggio, prima di rientrare in albergo, ci scappa pure un bagno in mare. Tant’è che non usava precauzioni: al portiere, all’arrivo, aveva consegnato tranquillamente il proprio documento di identità, forse ignorando le procedure in vigore. Così agli uomini del Commissariato del Forte era bastato inserire i dati nel terminale per rendersi conto che Herr Falkenberg, classe 1946, aveva pendente un bel mandato di cattura internazionale. A quel punto i poliziotti si erano subito presentati alla reception ed esclusa ogni possibilità di errore, era scattato il fermo.
«Non sapeva di essere ricercato altrimenti non sarebbe mai venuto in Italia» aveva dichiarato in quei momenti il suo avvocato d’ufficio. Si venne così a sapere che Reinhard Falkenberg, era stato a Colonia Dignidad, un centro sulle Ande dove nel dopoguerra avevano fatto perdere le proprie tracce tanti criminali nazisti, prima di diventare, negli anni ’70, un centro di detenzione per gli oppositori cileni che venivano arrestati e poi fatti sparire. Su di lui pende una condanna a cinque anni per il sequestro di tre cittadini cileni, di cui si persero le tracce proprio dopo un periodo di reclusione nella famigerata Colonia.
Ad ogni modo la sua permanenza in carcere a Lucca terminò lo scorso 18 novembre per motivi di salute, anche se per lui rimase l’obbligo di firma fino al 22 novembre, se non fosse giunta prima la richiesta di estradizione dal Cile. Richiesta che arrivò puntuale al Ministero della Giustizia il 19 novembre e che sarebbe giunta, poi, alla Corte d’appello di Firenze la mattina del 22 novembre, tant’è che i giudici prorogarono immediatamente le misure cautelari. Ignari però che Reinardh Doring Falkenberg era già uccel di bosco, visto che per ironia della sorte la Questura di Lucca gli aveva appena comunicato la cessazione del provvedimento nei suoi confronti.
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