La manifestazione
Carnevale di Viareggio, si riparte. La presidente Marcucci: «Corso dopo corso torneremo a sorridere»
La numero uno della Fondazione durante la presentazione del primo corso mette a nudo le ansie e i timori del mondo di Burlamacco: la paura di non riuscire a ripartire ma anche la felicità e la speranza nel tornare alla normalità
«Abbiamo chiuso l’ultimo corso di due anni fa con la folla in festa sui viali a mare, ma con il patema d’animo per quello che stava per accadere. E poi è arrivata la tristezza…». Marialina Marcucci si ferma per qualche istante, nel ricordare come si è arrivati al Carnevale che partirà domani con il primo dei sei corsi mascherati. La voce è palesemente rotta dalla commozione. Strano che possa mettersi a piangere lei, la Lady di ferro, a cui obiettivamente perfino i critici più feroci debbono riconoscere l’ostinazione e la tenacia, se non addirittura la pervicacia, nell’andare fino in fondo pure con le decisioni più impopolari. Lei si contiene e riprende a parlare, ma l’impressione è che se fosse arrivata a piangere sarebbe stato un atto di sincerità, non come le emozioni a buon mercato e il sentimentalismo spicciolo di certe trasmissioni tv a caccia della lacrimuccia facile.
In quei silenzi la presidente della Fondazione Carnevale, in realtà, si rivela esplicita. Mette a nudo le ansie e i timori del mondo di Burlamacco in questi ultimi due anni. La paura di non riuscire a ripartire, l’inquietudine di non conoscere la data di un possibile ritorno. Lei, dicevamo, si riprende e prosegue col suo monologo in un’elegante sala della Gamc a Palazzo delle Muse, dove la Fondazione Carnevale ha presentato ufficialmente il programma dei festeggiamenti: «Tutto faceva pensare che si concludesse l’epoca della spensieratezza e iniziasse quella del dolore, come quando qualcuno dichiara guerra» aggiunge Marcucci. «Temevamo che finisse tutto, eppure non ci siamo persi d’animo, convinti che la vita sarebbe tornata a sorridere. Anche per le nuove generazioni dovevamo dare la speranza che la pandemia sarebbe finita».
La presidente della Fondazione Carnevale ricorda i difficilissimi mesi del lockdown: «Ci siamo rivolti al Comune che ha subito stanziato un fondo d’emergenza per far lavorare i carristi d’estate, dal momento che tutte le commesse erano state annullate. E loro ci hanno regalato quei grandi portoni con le bellissime immagini dei vecchi manifesti del Carnevale».
Marcucci passa poi in rassegna l’edizione dello scorso autunno: «Non abbiamo fatto contenti tutti, ma non c’era altra scelta: dovevamo partire con le sfilate. E devo dire che nel momento del bisogno la maggior parte degli albergatori e dei commercianti ci è venuta incontro». Il decreto d’inizio agosto, che impose il limite di cinquemila spettatori a sfilata con l’obbligo del posto a sedere, «ha dato un giorno e una notte di sgomento a me e al cda formato da Marco Szorenyi e Monica Guidi, che negli ultimi due anni hanno lavorato tantissimo. Ma poi abbiamo comunque deciso di partire». Gli incassi striminziti hanno poi causato un disavanzo da un milione e mezzo di euro nel bilancio consuntivo del 2021. E pure il dato dei biglietti cumulativi al momento non è certo paragonabile ai livelli delle edizioni prima del Covid: «Arriveremo intorno a 13mila-15mila, piano piano il popolo del Carnevale si sta avvicinando e stiamo registrando un boom di vendite online», fa sapere.
Ecco poi l’appello alla stampa: «Non chiedeteci gli incassi il giorno dopo le singole sfilate, per noi sono fonte di angoscia: i conti ve li comunicheremo una volta finite le sfilate, ma la nostra non è mancanza di trasparenza». Marcucci, infine, chiude con il ricordo personale di un evento epocale: «Mi trovavo a Berlino Est quando cadde il muro nel novembre del 1989: ero al ristorante quando iniziò a girare la voce
“Forse aprono, forse aprono”. Poi aprirono effettivamente il Checkpoint Charlie: qualcuno iniziò timidamente a varcarlo, andava piano piano finché la folla non ha iniziato a correre. Il nostro Carnevale sarà così: piano piano riprenderemo forza». Con l’augurio che sulla manifestazione più importante della nostra città soffino, rispetto all’ultimo biennio che abbiamo vissuto, dei veri “winds of change”...
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