Gioco
Carnevale di Viareggio, sul carro dei fratelli Breschi va in scena la lotta tra il bene e il male
“Quinto comandamento” è il titolo della costruzione su cui giganteggiano tre draghi che alla fine saranno domati. I movimenti? Saranno spettacolori
VIAREGGIO. Paragona il Carnevale di quest’anno a una di quelle partite in cui «non fai in tempo a gioire per una vittoria o arrabbiarti per una sconfitta che c’è subito la rivincita». Ed è con questo spirito che Massimo Breschi, reduce da un terzo – e penultimo – posto in seconda categoria assieme al fratello Alessandro prova a riscattarsi proponendo “Quinto comandamento”, un carro che ci ricorda – citando una famosa massima di Albert Einstein – che al mondo esiste una sola razza, quella umana. E che è stato realizzato quasi interamente in famiglia con l’aiuto di Rachele Breschi e Marella Samperi, rispettivamente figlia e compagna di Massimo.
IL TEMA
«Se ti ricordi Emilio Cinquini ci fece già un carro con tanti animali, si chiamava “Quinto non uccidere” – esordisce Breschi – io ho scelto il quinto comandamento, ma potremmo ricordare anche il settimo, l’ottavo e così via. Ormai non si parla più di questi temi». Nella sua visione, il mondo è paragonato a un grande ring primordiale in cui si scontrano tre giganteschi draghi, simboli del potere umano e portatori di guerre e distruzione. Una battaglia che si configura, appunto, come un oltraggio al quinto comandamento. «È come se fossero in tour come il wrestling – aggiunge Breschi – oggi si combatte in Ucraina, e prima ancora si è combattuto in Palestina o in Afghanistan, e potrei citare ancora tanti altri Paesi». Anzi, «da sempre si combatte per qualcosa, per la supremazia di un popolo a danno di un altro per motivi di etnia o religione». Ad ogni modo, «il messaggio è positivo: alla fine scopriremo che questi draghi possono essere ammaestrati e dunque si accucceranno. E i popoli, finalmente, potranno riunirsi sotto un’unica bandiera».
IL CARRO
Dicevamo: un grande ring primordiale e tre draghi intenti a duellare fra di loro. «Sono draghi da combattimento – spiega Breschi – hanno una postura umanizzata e tratti orientaleggianti». Ognuno di loro ha un nome: «Sulla parte anteriore ci sono il drago bianco, che si chiama Beccaccino in quanto è infido e ha il muso lungo, e quello nero con punte di viola d’Egitto a cui invece ho dato il nome Smaug perché è vagamente ispirato all’omonima bestia de “Lo Hobbit” di Tolkien». Alle loro spalle, dal cratere di un vulcano, emerge invece Katsumoto, il drago rosso, «che prende il nome dal personaggio del film “L’ultimo samurai” con Tom Cruise». I movimenti, annuncia Breschi, saranno spettacolari: i primi due draghi si muovono in orizzontale lungo dei carrelli e ruotano, oltre a muovere testa e arti, mentre il terzo è inizialmente rannicchiato all’interno del vulcano e si sposterà fino quasi a planare sui due rivali. Ma, assicura il costruttore, nessuno ne uscirà da vincitore. Completano la carretta dei drappi che rappresentano le tre diverse fazioni che fanno capo ai draghi e il ring, con le corde fatte di juta rigirata. I figuranti saranno un po’ sul carro e un po’ a terra: nel secondo caso suoneranno tutti un tamburo per annunciare agli spettatori l’inizio del grande combattimento «e saranno una specie di coro gospel alla viareggina».
Per la colonna sonora i fratelli Breschi si sono affidati a canzoni rock («Ogni carro ha la sua storia») e, conoscendoli bene, dovremo sicuramente attenderci un bel gioco di luci. A proposito di musica: Breschi cita, quasi a voler sintetizzare in una sola frase tutti i concetti espressi fin qui, un passaggio di “Ma che sarà” di Edoardo Bennato, e in particolare la strofa “Visti dall’alto i draghi del potere ti accorgi che son draghi di cartone”. Di cartapesta, per la precisione. Verrebbe quasi voglia di immortalare la sfilata dei carri sui viali a mare con un drone e, quando questo sorvola la costruzione dei fratelli Breschi, metterci proprio il brano di Edoardo Bennato a corredo delle immagini. Semplice, no?
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