Gioco
Carnevale di Viareggio, polemica in Passeggiata per il negozio con la statua e la lupara: «Solo tradizione»
La segnalazione di una turista: «Disdicevole e di cattivo gusto per l'immagine della città». La replica del titolare della gelateria: «Non rappresenta niente di offensivo»
VIAREGGIO. Quando per la prima volta le è caduto l’occhio su quella statua è trasalita, incredula di fronte a ciò che stava vedendo. Davanti a lei l’effigie di un uomo, vestito con tanto di grembiule decorato con simboli e colori della Trinacria e in mano un cannolo gigante. Ma a suscitare lo sdegno di Adriana Ventura, 70 anni di Lecco proprietaria di una seconda casa proprio a Viareggio, è stata in particolare la lupara portata a tracolla. Uno stereotipo «disdicevole e di cattivo gusto lo definisce la donna – oltre che profondamente discriminatorio». In particolare il pensiero le è subito andato a quando Viareggio si popolerà di decine di migliaia di persone in arrivo per assistere ai corsi del Carnevale. Per un mese la città ospiterà un pubblico variegato e proveniente da tutta Italia. Diventando una vetrina tra le più importanti. «E allora mi sono chiesta: com’è possibile accettare una cosa del genere – tuona la signora Ventura – in un luogo simbolo di Viareggio che la Passeggiata? Soprattutto ora, che diventerà uno dei posti più frequentati durante i corsi di Carnevale? Si tratta di un messaggio subliminale che sarà visto e assorbito da decine di migliaia di persone, anche straniere. E con i social, al giorno d’oggi, è impossibile definire in quanti potrebbero vedere quella statua – spiega – e farsi un’idea del tutto disdicevole del popolo siciliano, leso nell’immagine e nella dignità da una raffigurazione simile in quanto rappresentato nella fattispecie da un uomo che imbraccia una lupara».
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La “statua della discordia” fa parte dell’arredamento esterno della gelateria artigianale Saro, aperta quattro anni sulla Passeggiata a pochi passi da piazza Mazzini , ben nota in città per le sue specialità siciliane. «Ma quale simbolo mafioso, figuriamoci se mi metto a stereotipare e ad offendere la mia terra – risponde, sconcertato dalla protesta, il titolare Rosario Madonia – con un cognome come il mio, poi, me ne guardo bene. Questa statua l’ho pure fatta fare io su misura: inizialmente volevo che dalla canna della lupara spuntassero dei fiori, poi però gli artigiani che l’hanno realizzata si sono sbagliati e non li hanno inseriti. La mia intenzione però era di portare sulla Passeggiata l’immagine di quello che era il siciliano tradizionale del passato, il contadino o il pastore tipico della mia terra. Per quegli uomini la lupara era una specie di compagna di vita, uno strumento di cui non si poteva fare a meno. E nella statua il fucile resta sulla spalla, mentre in mano tiene un cono gelato e un cannolo invitando i clienti a entrare e a provare le specialità che sono diventate, in ugual modo, una specie di simbolo della Sicilia».
Una trovata di marketing, che gioca sì sul filo dello stereotipo ma che non è mirata ad offendere. Men che meno «a rimandare all’idea che il popolo siciliano sia assimilabile alla mafia. Nel modo più assoluto – chiarisce Madonia – la statua così grande e colorata era solo per dare nell’occhio e dare subito un’idea di Sicilia, ma un’idea positiva, di tradizionalità. In tutta franchezza mi sembra molto più offensivo che certe persone, soltanto perché si tratta di un negozio dove si vendono specialità siciliane, vedendo una statua con un fucile sulla spalla pensino subito che si tratti della rappresentazione di un mafioso. Se la toglierò? Non ne vedo il motivo in Sicilia io ci sono nato e cresciuto, questa statua non rappresenta niente di offensivo».
Gabriele Buffoni
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