Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio, con il carro dei Fratelli Cinquini si sogna la fine dell’incubo Covid

Simone Pierotti
Carnevale di Viareggio, con il carro dei Fratelli Cinquini si sogna la fine dell’incubo Covid

Gli aiutori come titolo hanno scelto un celebre verso della Divina Commedia: «Con le parole di Dante speriamo di uscire dall’inferno»

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VIAREGGIO. «Vorrei che il titolo di questo carro fosse attuale». Ha ragione, Umberto Cinquini. E crediamo che lo dica non tanto "pro domo sua" a beneficio della costruzione realizzata assieme al fratello Stefano, al figlio Michele e alla moglie Silvia Cirri. O meglio, non solo per quello, ma anche perché vorrebbe dire che la pandemia ce la siamo davvero lasciati alle spalle. Citando insomma un famoso verso dantesco ripreso per il titolo del loro carro di prima categoria, "E quindi uscimmo a riveder le stelle", magari non solo metaforicamente ma anche letteralmente, meglio ancora se sui viali a mare durante i corsi mascherati in notturna.

IL TEMA

Quindi sì, quella dei Cinquini è un’opera che immagina le emozioni che proveremo una volta che l’incubo del Covid sarà finito. «Volevamo trasmettere il senso di liberazione da qualcosa - spiega Umberto - ma questa pandemia ci ha lasciato qualcosa? Parlando con una psicologa è venuto fuori che i giovani hanno riscoperto la noia: hanno avuto molto più tempo per pensare e qualcuno di loro l’ha sfruttato per essere più creativo. Quando sarà finito tutto questo? Non lo so, qui ogni giorno si passa da notizie speranzose al pessimismo totale, e mi pare che qualcuno ci sguazzi anche bene in questa situazione».

Bene, il senso l’abbiamo capito: passiamo al titolo. «Senti Michele, l’ha scelto lui: io l’avrei chiamato "La strada", sono più ungarettiano. Però il suo rende maggiormente l’idea». Ci spostiamo allora di qualche metro nell’hangar per parlare con Michele: «Il titolo? Vuol dire che speriamo di uscire dall’inferno come Dante, no? - ribatte il più giovane dei Cinquini - è più semplice di quanto si pensi». E poi aggiunge: «Mio padre aveva in mente l’idea di città fantasma da una canzone dei Rolling Stones, io pensavo a un bacio sotto un cielo stellato come ritorno alla vita: è venuto tutto naturale».

IL CARRO

A suscitare la curiosità maggiore sono indubbiamente questi due volti sulla parte frontale del carro scomposti in tanti piccoli pezzi che poi si ricompongono per scambiarsi un bacio. E se Michele l’ha concepita come immagine («Io la notte sogno i carri, quando arriva la mattina mi sveglio con un’idea»), lo zio Stefano ha architettato i movimenti: «A muoverli ci saranno quindici ragazzi, ognuno con un suo pezzo - ci dice - è un lavoro di pesi e contrappesi, dovranno incastrare e rimuovere una leva per far ricomporre le facce in modo adeguato. All’inizio non si capirà bene cosa siano, poi si avvicineranno e piano piano si daranno un bacio».

Interessante la scelta della scenografia - un paesaggio urbano con una strada che passa in mezzo ad alcuni edifici: inizialmente sembrerà uno scenario apocalittico, poi dai davanzali si affacceranno dei figuranti, mentre attori della compagnia Teatro Rumore cammineranno (seppur legati a delle corde) sulla strada - è un pianale rivestito di guaina antiscivolo con una base di cemento: sembra asfalto vero - e due giovani band, i Percy Beat e i 43. nove, si esibiranno dal vivo con ben cinque brani sul tetto di un palazzo, à-la-Beatles in "Get back".

«Come loro, saranno interrotti da alcuni poliziotti - prosegue Umberto - da lì partirà la musica da dj", con in consolle la confermatissima Paola "Pol" Vannozzi («È l’unica che ci sopporta»). I costumi «un po’ hippie, un po’ pop», sono stati tutti dipinti a mano «e sono come il colore che appare ai biechi blu nel cartone di Yellow submarine, è la musica che trasforma tutto in colore». La scenografia, dicevamo, ricrea l’aspetto di una città che ritorna ad essere vivace come nell’era pre-Covid: ci saranno un semaforo, un lampione, un’altalena e una panchina sotto numerose insegne luminose. Mai come stavolta abbiamo bisogno che l’immaginazione d’un carrista anticipi la realtà.

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di Redazione web