Gioco
Ucciso nel 2011 a Camaiore, la famiglia ancora senza giustizia: «Hanno perso tutto, anche la casa»
Martedì 8 febbraio Stefano Romanini, assassinato undici anni fa, sarà ricordato con una messa, nella chiesa di Santa Maria Assunta: «Ecco la nostra storia»
CAMAIORE. Martedì 8 febbraio Stefano Romanini, ucciso undici anni fa, sarà ricordato dalla famiglia con una messa, alle 8. 30 di mattina nella chiesa di Santa Maria Assunta. Undici anni, ma il dolore non diminuisce. «E giustizia non è fatta - commenta con amarezza la cognata Simonetta Pellegrini. - Perché la moglie, mia sorella Giuliana, e le figlie Serena e Stella, non hanno mai ricevuto l’indennizzo stabilito dal tribunale. Stefano è morto, loro hanno perso la casa, tutto». Simonetta Pellegrini non si dà pace.
«Io e mio marito abbiamo chiesto aiuto per queste tre donne. Non regali, ma un lavoro, perché i soldi vanno guadagnati. Siamo andati in Comune, inutilmente: abbiamo bussato a vuoto. Giuliana, Srena e Stella sono state lasciate da sole dalle istituzioni. La ricordo come se fosse ora, quella telefonata maledetta di undici anni fa. E la sua famiglia soffre come allora. È un’ingiustizia che si perpetua ancora».
Stefano, impresario edile, aveva 47 anni quando fu assassinato sotto casa, in via Battisti a Camaiore, con nove colpi di pistola da un killer che non fu mai trovato. Era l’8 febbraio del 2011. L’agguato avvenne quella mattina mentre si stava dirigendo verso la sua auto parcheggiata di fronte a casa. La moglie Giuliana sentiti i colpi si era affacciata dalla finestra vedendo il marito in una pozza di sangue e l’assassino allontanarsi di corsa. Per quell’omicidio fu però condannato, in quanto ritenuto il mandante, Roberto Romanini, cugino di Stefano e suo socio nell’impresa di movimentazione terra Rb escavazioni che aveva grosse difficoltà economiche. Condannato in primo grado e in appello, nel 2021 ha visto rigettato anche il suo ricorso in Cassazione.
Il tribunale di ultima istanza ha così confermato di fatto l’ergastolo per l’imputato, che iggi ha settant’anni, detenuto nel carcere di Massa. Bisogna ricordare che la Cassazione non entra nel merito della vicenda ma si occupa semplicemente di constatare che esistano o meno vizi procedurali sul processo. Nello specifico il vizio che era stato denunciato riguardava l’omessa notificazione all’imputato del decreto di fissazione dell’udienza preliminare. La difesa ha evidenziato che non è mai stato notificato a Roberto Romanini il decreto di fissazione dell’udienza che si è tenuta il 3 luglio 2015 davanti al giudice di Lucca. Tale vizio configurerebbe una nullità assoluta insanabile, tuttavia la Cassazione ha rilevato come il ricorso fosse inammissibile e mettendo il punto alla vicenda. Roberto Romanini ha sempre sostenuto di essere innocente e il suo avvocato Pamela Bonaiuti l’estate scorsa ha annunciato ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo e un’istanza di revisione del processo «per dimostrare la sua innocenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
