Sicurezza
Carnevale di Viareggio, Avanzini è tornato e promette rivincite con la sua Italia versione marionetta
Paragonato alla Juve di cui è tifoso, ne può ricalcare la risalita. «La nostra democrazia incompiuta e schiava di altri poteri»
VIAREGGIO. L’apparenza, è risaputo, inganna. Quante volte, nella storia del Carnevale, abbiamo visto dei bozzetti interessantissimi che poi, per vari motivi, hanno in parte deluso le aspettative passando dalla carta semplice ai fogli di quella di giornale incollati fra loro? Guai a sbilanciarci. Però, guardando il disegno di “Dotti, medici e sapienti”, il suo nuovo carro, viene da dirlo: Alessandro Avanzini è tornato. Un po’ come quei supereroi che si rivedono dopo un periodo lontano dalle scene. Nel caso del carrista, non si può certo parlare di inattività, perché i suoi bei carri li ha pur fatti in questi anni – il suo ultimo successo risale al 2017, mica un secolo fa. Diciamo che stavolta lo vediamo più ispirato, in gara con un progetto che s’inserisce decisamente nella sua cifra stilistica. E che promette molto bene in vista dell’inizio del Carnevale 2022.
IL TEMA
Un fugace richiamo alla storia di Pinocchio, un evidente rimando a un successo di Edoardo Bennato ed ecco fatta la nuova fatica di Avanzini. «È allegra ma non troppo», ci spiega utilizzando una metafora musicale. «È carica di leggerezza ma ci dice qualcosa, in passato ho fatto satira ben più violenta anche sul piano estetico». Stavolta tratta – ahinoi – della situazione del nostro Paese: «Diciamo che i tentativi di portarci verso una democrazia compiuta, seppur comunicati con i migliori propositi, non vanno a buon fine» prosegue il figlio d’arte. Già: il bozzetto ha un che di retrò, avrebbe potuto benissimo concepirlo papà Silvano negli anni Sessanta o Settanta, tanto questo Paese non progredisce mai. «È una satira carnevalesca tradizionale che si rifà a un’iconografia risorgimentale, come la donna turrita o l’immagine dell’Italia malata con i ministri austriaci al suo capezzale: dopo tutto siamo ancora dei sorvegliati speciali, no? Che poi, quali sono i nostri simboli patri? La bandiera tricolore, l’inno di Mameli, il “Va pensiero” di Verdi? Comunque sì, è un carro che avrebbe potuto fare anche mio padre, seppur con tutt’altre forme». Un riconoscimento che non toglie nulla, anzi aggiunge al marchio familiare Avanzini.
IL CARRO
Andiamo a scoprire le forme, invece, di Alessandro Avanzini: sulla parte frontale ecco il nostro Paese sotto forma, dicevamo, di Italia turrita con tanto di stemma della Repubblica. «Non ho rappresentato volutamente Pinocchio, ho scelto una marionetta a piacere – dice – è quello il concetto, l’Italia è soverchiata dai poteri che incombono alle sue spalle ma è anche complice, sulla testa si porta un fardello che mantiene a fatica in equilibrio». Nel teatro anatomico che fa da quinta al carro spunta un bestiario di animali riconducibili ai vari poteri. «Non c’è una scelta precisa dietro la simbologia, ho seguito quello che più mi convinceva: l’asino che rappresenta il mondo accademico viene da un quadro di Goya, che aveva scelto quest’animale come emblema del medico incompetente, la volpe è la politica perché è furba, la rana il potere militare, il maiale con la tuba è il capitalismo che vince su tutto e impera sul mondo, mentre il corvo è la magistratura perché ricordo ancora una vicenda che coinvolse dei giudici in Sicilia». Le maschere saranno travestite «da burattini e burattinai», i primi con un copricapo slanciato simile a quello dei Pulcinella di Giandomenico Tiepolo, i secondi con il frac da maiali: qualcuno di loro troverà posto sulle quadronate del teatro, le altre a terra saranno guidate nelle coreografie da Chiara Cinquini con una colonna sonora «tra il cattivo e il grottesco». E i movimenti? «La corona dell’Italia bascula, il busto va su e giù e lei ruota. Le teste dietro, invece, annuiscono con il tipico movimento utilizzando il giunto cardanico». In realtà non ha detto proprio così, ma l’espressione originale proprio non possiamo riportarla… Non dateci dei dotti, però. E medici non lo siamo, tantomeno dei sapienti.
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