La provocazione della titolare di Yamamay al Lido: «Ecco come fare acquisti da noi senza Greenpass»
Simona Marianelli non ci sta e sulla vetrina dal punto vendita ha sistemato un cartello contro la stretta sulle regole dello shopping: «Vendita fuori dal negozio o a domicilio»
LIDO DI CAMAIORE. Simona Marianelli non ci sta. Titolare del punto vendita Yamamay di Lido di Camaiore (ma anche del vicino negozio di abbigliamento “Jacked”, sempre sulla passeggiata lidese), ha intrapreso una vera e propria battaglia contro quella che è la nuova stretta sui Green pass, dal primo febbraio obbligatori anche per entrare nei negozi delle vie dello shopping. Al punto da affiggere alla vetrina un cartello, a fianco all’avviso dell’obbligo della certificazione, alquanto esplicativo: «Questo esercizio permette comunque ai propri clienti sprovvisti di certificazione di acquistare i propri capi al di fuori del punto vendita o attraverso la consegna a domicilio – si legge – per noi tutti i clienti rappresentano un patrimonio creato negli anni che non intendiamo perdere per una norma che non condividiamo».
Eppure, specialmente per quel che riguarda l’intimo donna, appare complicato il servizio all’esterno dell’edificio. «Il messaggio è stato travisato – spiega la titolare – volevamo solo tranquillizzare i nostri clienti: non faremo certo provare i capi fuori dal negozio, ma faremo dei controlli a campione. D’altro canto – chiarisce – non mi sembra giusto fare il vigile all’ingresso del mio negozio. Per cui ho esposto la cartellonistica e faremo dei controlli a campione, ma per il resto continueremo a rispettare le norme che abbiamo mantenuto finora: mascherina e continua sanificazione».
Alle spalle della protesta, però, c’è un’esasperazione per un settore già in forte crisi. «Il commercio è in ginocchio, queste nuove limitazioni possono solo danneggiarci ulteriormente: rispetto all’epoca pre-Covid, si fattura la metà – spiega Marianelli – e intanto, per quello che riguarda i negozi di articoli da intimo, durante la pandemia ci hanno permesso di rimanere aperti per non assegnarci alcun tipo di ristoro. Allora andava bene tutto? Non riesco a capire: adesso – commenta – la situazione sanitaria è decisamente migliore. Così invece si rischia di incidere sempre di più su un settore già fortemente provato e proprio in un momento, come quello dei saldi di gennaio, dove potrebbe trovare lo spunto per rilanciarsi».
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