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È morto il maresciallo Pieraccini: dalla Circe agli attentati nelle ville, una vita di indagini in Versilia
Aveva lavorato per undici anni alla Compagnia di Viareggio a fianco del collega, maresciallo pure lui, Giulio Lazzeri, col quale ha condiviso tante indagini affidate loro dalla Procura di Lucca
VIAREGGIO. Si è spento domenica 30 gennaio nella sua casa a Massa il maresciallo dei carabinieri in pensione Manrico Pieraccini. Aveva 66 anni. Originario del capoluogo apuano, aveva lavorato per undici anni alla Compagnia di Viareggio a fianco del collega, maresciallo pure lui, Giulio Lazzeri, col quale ha condiviso tante indagini affidate loro dalla Procura di Lucca. «Ci chiamavano il gatto io e la volpe lui - dice Lazzeri - io ero più grande, lo consideravo un fratello. Eravamo una coppia affiatata e sul lavoro riuscivamo a ottenere buoni risultati». Il procuratore capo di Lucca Domenico Manzione aveva conferito a entrambi un encomio.
«Lo conservo sempre con molta gratitudine - sottolinea Lazzeri - e anche questo è un motivo per ricordarmi sempre di Manrico. Quando sono stato informato del decesso ho provato tanto dolore, non posso dimenticare tanti anni passati insieme. Tante le inchieste che abbiamo seguito, come quella per gli attentati alle ville in Versilia, il dopo alluvione a Cordoso, le indagini sulla Circe, che hanno portato la Versilia alla ribalta delle cronache nazionali».
L’attaccamento all’Arma della famiglia Pieraccini viene rimarcato dal fatto che il nipote Ebano Guadagnucci è maresciallo alla stazione dei carabinieri di Querceta, mentre uno dei due figli, Paolo, che lascia insieme alla moglie e agli altri parenti, è carabiniere alla stazione di Carrara. Il funerale oggi alle 15 nella chiesa di Castagnola a Massa. Roy Lepore
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