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Versilia

A caccia dell'oro nel fiume col ristoratore viareggino: «Ecco regole e segreti di un'avventura»

Emanuela Ambrogi
A caccia dell'oro nel fiume col ristoratore viareggino: «Ecco regole e segreti di un'avventura»

Gentili sulle montagne di Bagni di Lucca: «Con le nuove normative a difesa dell’ambiente, la ricerca deve essere fatta tutta a mano, non è possibile usare alcun oggetto meccanico»

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VIAREGGIO. È grazie a un articolo uscito sul Tirreno, in cui si parlava delle vecchie miniere sui monti di Montefegatesi, se Fabio Gentili, ristoratore e pescatore di Viareggio (titolare del bar trattoria Nostromo di via Coppino) è arrivato sulle montagne di Bagni di Lucca per passare una giornata alla ricerca delle pagliuzze d’oro, un passatempo che coltiva con passione da due anni.

A condurlo nella zona dei torrenti che già hanno offerto soddisfazioni ai cercatori è stato Carlo Giannelli, guida ambientale e direttore del parco del Levigliese. Giannelli ha iniziato tre anni fa a fare ricerche e ispezioni nei pressi del parco, sul torrente Turrite. Da allora, la caccia all’oro è diventata un grande richiamo, che si unisce alle altre offerte e attrattive di un parco attrezzato immerso in una natura incontaminata.

Nella zona del Levigliese giungono in numero crescente persone interessate a questa pratica, pronte a passare intere giornate alla ricerca delle pagliuzze d’oro. Tra loro anche studiosi ed esperti di geologia e di mineralogia. Questa volta la ricerca dell’oro si è spostata dalla zona limitrofa al parco del Levigliese alle montagne di Bagni di Lucca, fuori dall’Orrido di Botri, in località Ponte a Gaio, nel tratto che dall’Orrido arriva in Fegana.

«Bisogna fare molta attenzione – spiega Giannelli –, cercare nei punti dove l’acqua rallenta e si forma come un mulinello sotto i sassi di grosse dimensioni. È importante individuare i punti dove c’è il quarzo. Non è più possibile usare alcun oggetto elettrico, la ricerca deve essere fatta a mano e con oggetti artigianali. Si utilizza la paiola, poi quello che si è trovato va passato al setaccio. L’acqua non deve essere in un punto ripido.

«Mi fa piacere – continua Giannelli – che arrivino persone da fuori interessate alla ricerca, davvero affascinante, anche se a volte alla fine della giornata non si arriva a grandi risultati. Le ricerche proseguono, se qui c’erano le miniere bisogna continuare a studiare dove è più opportuno esplorare. Ci sono altri punti da scoprire».

Come spiega Gentili, la caccia all’oro è una passione bella, per quanto molto faticosa: «Dà l’opportunità di stare in mezzo alla natura e di conoscere tante persone, dai venti agli ottanta anni. Devo dire che spesso è più divertente e interessante stare con i non più giovani, perché dai loro racconti si riesce a capire come era la ricerca dell’oro in passato. Venti, trenta anni fa i cercatori usavano le pompe e grazie a quei mezzi riuscivano a raccogliere anche dieci grammi al giorno. Forse qualcuno si è arricchito. Oggi, con le nuove normative a difesa dell’ambiente, la ricerca deve essere fatta tutta a mano, non è possibile usare alcun oggetto meccanico».

Gentili in genere va nel nord Italia. «Ho fatto tante ricerche sul torrente Orba, sul Ticino, sul torrente Elvo. Ci sono state giornate in cui ho trovato un grammo e mezzo d’oro. È una passione che richiede concentrazione, attenzione e pazienza». «Sono stato felice di conoscere Giannelli – aggiunge il ristoratore viareggino – una guida fantastica e preparata. Anche se all’Orrido non ho trovato oro, ho avuto la possibilità di trascorrere una giornata in un posto bellissimo. Tornerò. I nostri studi continuano anche da un altro versante».

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