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le indagini  

«Ho sparato io». La verità dalle analisi scientifiche

Roy Lepore
«Ho sparato io». La verità dalle analisi scientifiche

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Torre del Lago. Per la polizia che sta indagando sulla folla giornata avvenuta mercoledì a Torre del Lago, non avrebbero nessun valore ufficiale, le affermazioni che il padre novantenne, che insieme al figlio 44enne si era barricato in casa sparando con una pistola illegalmente detenuta due colpi e ferendo lievemente un vigile del fuoco, che ha ammesso di essere stato lui a esplodere i colpi, dopo che si erano rifiutati di aprire la porta per una accertamento sanitario obbligatorio.

Il figlio che mercoledì doveva essere sottoposto a un Tso, è in carcere a Massa, con l’accusa di tentato omicidio in concorso e possesso illegale di armi, come il padre che invece, vista l’età, si trova invece agli arresti domiciliari nell’abitazione, dove vive con il figlio in via Boheme.

A questo punto per chiarire chi in effetti, tra padre e figlio abbia usato la pistola si attende l’esito dello stub, il tampone sulle mani per verificare eventuali residui da sparo, eseguito su entrambi, che è stato inviato alla polizia scientifica da Firenze e Roma. Il risultato – spiegano gli investigatori – non arriverà prima di martedì.

Solo a quel punto si conoscerà quindi la verità, anche se il figlio ha detto in commissariato mercoledì sera, dove era stato portato dopo l’irruzione dei Nocs nell’appartamento che era stato il padre a sparare.

Il giorno successivo è arrivata anche l’ammissione dell’anziano, ex maresciallo dei carabinieri in congedo. «Avessi mirato meglio lo avrei ammazzato e sarei stato contento – ha detto l’uomo alla troupe di 50 Canale News Versilia che lo intervistato mentre era ai domicliari – Ho sparato un colpo, il secondo era già lontano. Lo rifarei: chi entra in casa mia senza il permesso è violazione di domicilio. Se ho avuto paura? Mai».

C’è poi un altro punto da chiarire e riguarda l’arma. La calibro 22 del 1930 usata per sparare era infatti – secondo la polizia – detenuta illegalmente. C’è da capire come padre e figlio se la siano procurata e da chi. Quello che emerge dagli accertamenti è comunque una situazione di disagio. La moglie e mamma dei due protagonisti di questa vicenda è infatti deceduta qualche anno fa. E questo lutto avrebbe peggiorato le condizioni mentali del figlio che negli ultimi tempi – spiegano i vicini – «era diventato violento». Tanto che ci sono diversi riscontri che raccontano di atteggiamenti che avrebbero dovuto allarmare. Come le frasi del 44enne in cui si paragonava Dio e quelle pronunciate quando si è asserragliato nell’appartamento,

Non a caso chi abitava nello stesso condominio, vista la situazione ha preferito vendere l’appartamento, come pure anche un’altra che viveva poco distante. Questa è la dimostrazione di una condizione sociale inadeguata per lasciare due persone in queste condizioni da sole.

Roy Lepore

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di Redazione web