Il Tirreno

Versilia

GIORNATA DELLA MEMORIA 

Seravezza ricorda il deportato Italo Geloni

Seravezza ricorda il deportato Italo Geloni

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SERAVEZZA. Il Pd di Seravezza celebrerà la Giornata della memoria ricordando la figura di Italo Geloni, antifascista seravezzino che fu deportato dalle Ss una prima volta al campo di concentramento di Mauthausen e poi a quello di Dachau, dove riuscì a sopravvivere e fu liberato nell’aprile 1945 dall’esercito americano. L’iniziativa è in programma oggi dalle 18 alle 20.

A Seravezza, davanti alla lapide collocata nel 2016 dal Comune sulla facciata di quella che fu la casa della sua infanzia a giovinezza, in via Massimo d’Azeglio, una delegazione del Pd deporrà una corona alla presenza dei figli e delle rappresentanze di Aned (Associazione nazionale ex deportati) e Anpi. A seguire si terrà un incontro pubblico al quale parteciperanno e porteranno le loro testimonianze i figli di Italo, Laura e Paolo, e Bruno Possenti, presidente Anpi Toscana ed ex sindaco di Calci.

In collaborazione con i familiari e la libreria Nina di Pietrasanta, saranno disponibili alcune copie del libro “Il diario di Italo Geloni”, e altri importanti testi sulla drammatica storia delle deportazioni nei campi di concentramento nazisti.

Italo Geloni era nato il 23 novembre 1924 a Seravezza in una famiglia antifascista. L’8 settembre 1943 era a La Spezia, dove prestava servizio militare. Venuto a conoscenza dell’Armistizio mise fuori uso alcuni depositi e delle imbarcazioni dell’arsenale militare e si unì a un gruppo di partigiani con i quali era già in contatto. Venne arrestato dalle Ss a La Spezia, il 2 luglio 1944 con altri compagni attivi della Resistenza, e incarcerato. Internato in seguito nel campo di Bolzano-Gries, fu poi deportato il 5 settembre 1944 al campo di Flossenburg e poi trasferito al sottocampo di Hersbruck, dove collaborò all’organizzazione di un comitato di liberazione e al tentativo di fuga. Scoperto dalle SS fu condannato a morte. La condanna non fu eseguita e Geloni fu nuovamente trasferito: prima a Mauthausen quindi a Hersbruck e infine a Dachau. Rientrato in Italia dopo la liberazione, Geloni si stabilì a Pontedera dove visse fino alla morte, nel 2000.



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