Il Tirreno

Versilia

Viareggio nella Cultura: ecco la città, il lago e la natura che ispiravano Puccini

Adolfo Lippi
Viareggio nella Cultura: ecco la città, il lago e la natura che ispiravano Puccini

Qui il grande musicista componeva e inseguiva le sue passioni. Gli incontri intellettuali e la mondanità. Al Caffè Margherita riceveva Toscanini

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Viareggio si è candidata al ruolo di Capitale italiana della Cultura. Crediamo di poter dare un contributo ospitando una serie di ritratti di viareggini che si sono distinti, dal Novecento ad oggi, in particolari settori culturali. I ritratti sono scritti dal nostro collaboratore, scrittore e regista, Adolfo Lippi.

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VIAREGGIO. Quando si ascolta il “coro muto” della Butterfly, magari stando sulle sponde del lago di Massaciuccoli, non si può non osservare quanto e come la musica, che così tanto fa provare brividi d’emozione, compenetri perfettamente nel paesaggio. Vi è nel “coro”, il mugolato da cento voci, il silenzio incresparsi del lago, il brivido dei falaschi mossi dal vento, lo sbattere d’ali di un gabbiano.

Evidentemente il maestro Puccini ascoltava la natura, la sua natura. Da quando ebbe fatto un bel po’ di soldi con “Manon” fu impossibile negargli una proprietà a Torre del Lago. Dove si insediò facendovi casa fissa per anni ed anni e dove ancora la sua splendida villetta, recentemente restaurata, testimonia l’amore profondo che legava il maestro a questi luoghi. Ma quali e di che qualità sono stati i rapporti tra Puccini e Viareggio, intendendo Viareggio estesa dai confini di Migliarino Pisano e Massarosa? Innanzitutto topografici: Puccini abitò Torre del Lago e poi abitò Siena eppoi abitò in città, a nord, perché le cave di torba che scavavano il lago non gli consentivano di riposare e creare.

A Torre del Lago egli amava soprattutto cacciare. Non da solo. Aveva spesso con sé l’amministratore Arnaldo Gragnani, o un boscaiolo, Giovanni Manfredi, e si spingeva con il barchino, a volte col permesso dei marchesi Ginori, a volte di soppiatto (e per questo venne una volta intercettato dai carabinieri e processato “per frode”). Con Manfredi strinse un rapporto familiare tant’è che quando aprì un ristoro, che divenne il pomposo club di Bohéme, egli non solo lo frequentò ma si spinse a corteggiare con successo una delle figlie, e poi vi portò i sodali pittori, da Pagni a Nomellini, ai fratelli Tommasi, fino al viaregginissimo Lorenzo Viani, che da lì si aprì la via al successo.

Il rapporto tra Puccini e i torrelaghesi (che sono viareggini del Sud) fu intenso e continuo. Egli ne educò alcuni alla musica, altri li usò come camerieri o autisti. Poi un brutto giorno tutto si interruppe perché la moglie, Elvira, donna pedante e sanguigna, s’ingelosì d’una servetta, la Doria dei Manfredi, la aggredì quasi e la poveretta fu indotta a suicidarsi. Lui, Puccini, non la prese bene e fu costretto a disertare per un po’ l’amata caccia.

Ma il lago lo intrigava. Lì vi portava le sue conquiste; approfittando delle belle giornate di sole prendeva la barchina e si spostava tra le giunchiglie, negli isolotti inesplorati, per darsi all’amore. Vi portò avventurosamente l’aristocratica inglese Sybil Beddington Seligmam, vi portò la soprano Salomea Krusceniski (che poi sposò il suo avvocato, Cesare Riccione, sindaco di Viareggio) . Vi portò avventurosamente la baronessina Josephine von Stengel, ma quella volta, fu sorpreso dalla moglie, che aggredì la bella austriaca a colpi di ombrellino.

Per la von Stengel, Puccini comprò anche uno yacht, il “Cio-cio-san” e portò la bella amante a guardare Viareggio dal mare. Ovviamente tutte queste emozioni, le passioni, le gelosie, i tradimenti, entrarono nella musica delle tante opere di Puccini. Come non vedere Elvira in Tosca? Come non vedere che in “Turandot” svettano le guglie liberty del “Gran Caffè Margherita” di Alfredo Belluomini e Galileo Chini?

Il “Gran Caffè Margherita”, fu uno dei luoghi privilegiati del Maestro. Qui riceveva Arturo Toscanini, qui venne avvicinato dai componenti del comitato Carnevale per fargli scrivere l’inno della manifestazione. Puccini si tirò indietro, ma indicò in Icilio Sadun, il compositore più adatto e ne nacque “La Coppa di Champagne”. Puccini non si ritirò ad altre iniziative della città. Assieme a Viani venne anche interessato da parte del Comune al Piano regolatore di Viareggio e al disegno della Pineta di Ponente. Quando venne ad abitare nella villa al Marco Polo, proseguì al “Caffè Gianni Schicchi” le sue abitudinarie adunanze coi viareggini illustri. Tra costoro vi era Guido Mariotti, giornalista (collaborò per lunghi anni a “Il Telegrafo”), che poi scrisse moltissimi aneddoti su Puccini.

Nella cultura di Viareggio, Giacomo Puccini (sebbene nato a Lucca e lucchese di estrazione e carattere), merita un posto importante. Certo non vi ha aperto scuole di musica (come il precedessore maestro Giovanni Pacini, amante di Paolina Bonaparte), ma ha rappresentato – quasi scorrazzava in moto, in auto, in motoscafo – una mondanità forte che poi grazie ai tanti e bellissimi festival, sulle sponde del lago, dà anche oggi, un tono alle stagioni versiliesi.

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di Redazione web