Il Tirreno

Versilia

Viareggino minaccia di morte il presidente Giani, perquisizione in casa all’alba: la telefonata incriminata

Federico Lazzotti
Viareggino minaccia di morte il presidente Giani, perquisizione in casa all’alba: la telefonata incriminata

L’uomo, 34 anni, ha criticato la campagna vaccinale. Residente con i genitori, è stato trovato in un appartamento al Lido: sequestrato il cellulare 

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VIAREGGIO. Gli agenti della Digos si sono presentati all’alba a casa dei genitori. In mano un decreto di perquisizione firmato dalla procura di Firenze. Ma il trentaquattrenne viareggino accusato di aver minacciato di morte il presidente della Regione Eugenio Giani non era nell’abitazione in centro dov’è residente. I poliziotti lo hanno rintracciato poco dopo in una casa al Lido di Camaiore dove vive.

Il trentaquattrenne – secondo gli investigatori – è infatti l’autore di una telefonata, avvenuta il 24 novembre scorso al centralino della Regione, durante la quale avrebbe minacciato di morte Giani criticando anche la campagna vaccinale. La trascrizione di buona parte della conversazione è finita agli atti dell’indagine. In particolare (il contenuto è al momento coperto dal segreto istruttorio) ci sarebbero alcuni passaggi durante i quali l’autore avrebbe contestato l’impegno della Regione nella pandemia. Concludendo la chiamata con una frase che lascia poco spazio all’interpretazione: «Ti uccidiamo».

In questo mese e mezzo di indagini, gli agenti della Digos sono prima di tutto risaliti all’intestatario del numero di cellulare che ha effettuato la chiamata. È così che è venuto fuori il nome del trentaquattrenne viareggino. Da qui che gli investigatori sono partiti per capire in che tipo di contesto si fosse sviluppata la minaccia. Insomma, se si trattasse di un campanello d’allarme, magari legato a una frangia estremista dei no-vax, o se invece fosse qualcosa di diverso.

È analizzando abitudini e precedenti dell’indagato che gli inquirenti sono giunti alla conclusione che la minaccia, seppur dai toni gravissimi e non certo civili anche per esprimere il proprio dissenso sarebbe nata più per problemi personali dell’indagato che per una effettiva volontà di concretizzare la minaccia.

Dagli accertamenti, infatti, è emerso che l’uomo ha precedenti di polizia per maltrattamenti e atti osceni e che è in cura. Spiega un investigatore che segue il caso: «Se arrivassimo al processo molto probabilmente sarebbe dichiarato non imputabile». Anche per questo, nonostante le minacce, in questi quaranta giorni non sono stati presi provvedimenti da parte della prefettura per proteggere il presidente, come ad esempio, affidandogli la scorta. Lo stesso Giani, intervenendo ieri mattina al Mandela Forum di Firenze, ha voluto ringraziare gli agenti: «Ringrazio – ha detto – la Digos e la polizia. La loro attività è stata, come ho già detto al questore di Firenze, una dimostrazione di efficienza e dedizione che ci consente di continuare a fare il nostro lavoro con serenità. Delle nostre forze dell’ordine siamo orgogliosi». Al termine della perquisizione nell’appartamento del trentaquattrenne gli agenti hanno sequestrato il cellulare per effettuare alcune verifiche su contatti e abitudini dell’indagato.

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