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«Noi considerati dei privilegiati: un po’ di mea culpa non guasta»
Nell’ultima intervista al “Tirreno” Emiliano Favilla si raccontava «Comunista e sessantottino, la Bolkestein è un’ingiustizia»
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«Io sono comunista, sono un sessantottino». Così Emiliano Favilla iniziava la sua ultima intervista al Tirreno, uscita il 12 novembre. Dove replicava, a chi diceva che i balneari sono una categoria privilegiata: «Non è assolutamente vero: noi abbiamo una concessione su una parte di arenile ma tutto quello che c’è sopra è frutto del duro lavoro dei balneari. A parte che la concessione è difficile ottenerla ma è invece facile perderla con la revoca; tuttavia ci sono persone che si sono indebitate, che hanno fatto sacrifici sulla base del fatto che le regole erano in una certa maniera. Adesso, con queste decisioni stanno cambiando tutto in corsa e questo non ha nulla a che fare con la giustizia. In più che si parla di un settore vitale non solo per la Versilia ma di tutta Italia. Può essere immaginabile, anche solo per assurdo, che si possa chiedere a qualcuno di radere al suolo quello che è stato costruito nel corso dei decenni perché è stato deciso da un momento all’altro che le concessioni devono funzionare in maniera diversa. La situazione sarebbe stata diversa se le concessioni fossero sempre state a tempo, come in Francia. Ma adesso come si fa? Si distrugge tutto? E gli alberghi e i ristoranti, come fanno?».
Emiliano Favilla ripercorreva la storia del bagno Venusta. «Questi bagni sono la storia di questo territorio – racconta Favilla- Il bagno di mia moglie, il Venusta, è in piedi dagli anni Trenta anche se la prima costruzione era molto più vicino a dove sarebbe sorto il tendone di Bussoladomani. Con la seconda guerra mondiale fu smantellato e ricostruito nella posizione attuale nel 1949 ed era diretto da Cesare e Venusta, i miei suoceri. Poi nel 1983, dopo la morte della fondatrice, passò alle figlie Dalia e Luana e nel 1996 fu diviso in due». Nel corso degli anni al Venusta sono arrivati anche dei clienti famosi come il ciclista Mario Cipollini, il cantante Fausto Leali e la presentatrice Arianna David. «Il nostro è un bagno piccolo e la conduzione è familiare ma ci sono in Versilia stabilimenti che danno lavoro a tante persone. La questione delle aste – ammette – è divisiva: da una parte ci sono migliaia di imprenditori, dall’altra c’è l’opinione pubblica che pensa che siamo dei privilegiati. Se c’è questa credenza, la categoria è in parte responsabile e dovrebbe fare mea culpa».
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