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Versilia

I figli: orgogliosi di lui, fino alla fine ha desiderato restare sul mare

Matteo Tuccini
I figli: orgogliosi di lui, fino alla fine ha desiderato restare sul mare

Andrea e Debora Favilla commossi: quanto era cocciuto... «Avrebbe voluto rinnovare il suo brevetto da bagnino»

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Matteo Tuccini

lido di camaiore. Fino all’ultimo ha sperato di continuare a fare il bagnino. Per restare sul mare, come aveva fatto per una vita. «Era sempre più stanco e affaticato, ma ci aveva detto che voleva rinnovare il brevetto: d’altra parte lui era fatto così, quando prendeva una strada...», dicono commossi Andrea e Debora, i figli di Emiliano Favilla, sindacalista e politico morto ieri a 76 anni dopo una malattia.

Andrea e Debora sono sempre stati nei pensieri di Emiliano. Qualsiasi fosse il suo impegno, qualsiasi fosse la sua battaglia, lui partiva ma li portava con sé nel cuore. Niente e nessuno poteva toccarglieli, i suoi bellissimi ragazzi di cui andava orgoglioso.

«Con mio padre si discuteva, eccome» dice Andrea Favilla, che ha ereditato la passione per la politica e l’impegno a sinistra (oggi è presidente del consiglio comunale di Camaiore). «Eravamo diversi: credo che come tutti i padri e figli ci sono punti di vista che possono divergere – dice Andrea – Lui era uno tosto, uno di quelli che quando prendono una direzione e hanno un avversario di fronte danno battaglia. Ma da me certe cose se le faceva dire: essendo suo figlio, forse, avevo una specie di bonus».

Andrea è un politico ormai maturo e avvezzo a tenere a bada i giornalisti, se serve. Ma stavolta la voce è rotta e si ferma ogni tanto, per riprendere quota e aprire il cuore: «Non sono come mio padre, neppure nel rapporto con i media. Lui voleva essere sempre presente sulla scena e me lo diceva anche un po’ apposta: a me pubblicano gli articoli, a te no». Una pratica, quella del pressing sui giornali e sui social, che Emiliano aveva affinato negli anni. «Sì, era un vero martello. Mi mancherà molto – prosegue Andrea – I suoi racconti erano memorabili. Anche se, da vero versiliese, non si sapeva dove finiva la verità. A me piaceva molto quello su Gianna Nannini, che lui diceva di aver conosciuto bambina quando faceva il bagnino a Viareggio. Era un appassionato di musica e sosteneva di averle passato un po’ di questa passione. Io ve lo racconto, è troppo bello così».

Emiliano, del resto, non era solo politica e sindacato. Il calcio non lo interessava granché: tifava Milan solo perché un tempo era la squadra dei ceti popolari, poi l’avvento del presidente Silvio Berlusconi lo aveva intiepidito parecchio. Da comunista di ferro, Silvio non lo poteva proprio sopportare. Ma la musica e l’arte gli piacevano eccome. Aveva contribuito a fondare l’Associazione amici di Mario Marcucci, con l’amico Ireno Francesconi e con il grande intellettuale e giornalista Manlio Cancogni. Si erano impegnati a dare lustro a un artista dimenticato, salvo incocciare nelle consuete miserie umane. Ireno è stato un altro grande amico degli ultimi anni, assieme a tanti altri. Che come lui condividevano passioni, sogni e nessuna voglia di arrendersi. «Mio padre è stato un uomo eccezionale, per me il migliore. Mi rendeva orgogliosa – dice Debora Favilla – Non so se nella mia vita riuscirò mai ad avere una persona che mi difenda come faceva lui. Di sicuro era unico: la sua cocciutaggine era memorabile, ma grande anche l’incapacità di fare torti a qualcuno. Il bagno Venusta 2 era uno dei suoi amori: si dava sempre da fare, perché voleva dare il suo contributo qualsiasi cosa si rompesse o dovesse essere aggiustato. E guai se non lo si faceva uscire col pattino». Anche quando la malattia lo ha raggiunto, ha continuato a fare la verticale in spiaggia e a indossare la canotta rossa. Una divisa e un colore che si porterà dovunque sia andato.

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di Redazione web