Sicurezza
Rapinarono un pensionato: condannate in due
Le donne davanti ai giudici si sono difese spiegando che erano i soldi che chiedevano dopo una prestazione sessuale
camaiore. Due versioni per una verità giudiziaria. C’è quella del pensionato che sostiene di aver rallentato in auto per entrare nella stazione di servizio e di aver subìto l’ingresso in macchina due donne. E, di contro, c’è quella della controparte secondo la quale l’automobilista dopo aver consumato il rapporto nella vettura rifiuta di pagare quanto pattuito e a garanzia del debito consegna cellulare e documenti.
I giudici del terzo collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Zucconi e Dini) hanno creduto alla versione del pensionato, residente a Camaiore, che nella sua testimonianza ha precisato più volte, anche rispondendo alle domande dirette del presidente del collegio, di non aver cercato sesso a pagamento quella sera del marzo 2018 nel tratto pisano dell’Aurelia.
Dopo una breve camera di consiglio è arrivata la lettura del dispositivo per Mica Krstic, 28 anni, nata a Firenze e sorella di Tonino, condannato all’ergastolo per l’omicidio della piccola Samantha in una baracca a Calambrone, e Carlos Da Silva Nascimento, 34 anni, brasiliana.
Entrambe sono state condannate a un anno e mezzo per rapina in concorso. Già nel giugno 2019 erano state condannate per una rapina analoga, per luogo e modi, avvenuta nel gennaio 2018 sempre sull’Aurelia ai danni di un giovane di Viareggio.
Il pensionato camaiorese ha ricordato la sequenza di quella sera rispondendo alle domande del pubblico ministero Sisto Restuccia e degli avvocati Benedetta Ferri e Antonio Simoncelli.
«Tornavo da Livorno in auto e dopo aver visto una fila di vetture sull’Aurelia a Pisa mi sono accostato per fare benzina – è stato il suo racconto –. A un certo punto due donne che erano con altre al distributore sono entrate in macchina all’improvviso. “Vai più avanti” mi hanno intimato. Nel frattempo hanno iniziato a toccarmi, ma io ho rifiutato ogni offerta di rapporto. Ci siamo diretti sulla strada che porta a San Rossore. Volevano soldi, ma io non ne avevo e mi chiedevano allora di andare al bancomat. Non ho la tessera e quindi non se ne è fatto di nulla. A un certo punto mi hanno preso i documenti e il cellulare dicendomi che il giorno dopo dovevo portare 300 euro. Non ci sono andato e mi sono presentato ai carabinieri a denunciarle».
Diversa la ricostruzione del contesto, non accolta dal Tribunale, offerta da Mica Krstic.
«Siamo salite in auto per una prestazione sessuale – ha ricordato durante il processo –. Dopo aver finito abbiamo chiesto di essere pagate. Erano cinquanta euro. Lui ha tirato fuori una banconota da dieci euro. “Tenete, cinque euro a testa”, ci ha detto. A quel punto mi sono alterata e gli ho tirato un pugno. Lui ci ha dato documenti e cellulare come pegno per il pagamento. Nessuna rapina. Chiedevamo solo di essere pagate».
Pietro Barghigiani
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