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Case occupate, due condanne

Case occupate, due condanne

La Cassazione ha confermato reati e pene per due persone che vivevano senza averne diritto negli alloggi Erp

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viareggio. Era un piovoso dicembre 2012 e Viareggio viveva la stagione degli sgomberi delle case popolari occupate. Ai primi di agosto dello stesso anno i sigilli posti a un appartamento Erp del quartiere Varignano da parte degli agenti della polizia municipale aveva portato all’assedio del Comando dei vigili. Da lì in poi la città aveva avuto sotto gli occhi quello che tutti sapevano: decine e decine di famiglie che occupavano da anni gli alloggi popolari senza averne alcun diritto. Alcuni avevano sfondato, altri erano rimasti a vivere nelle abitazioni dei parenti assegnatari poi deceduti. Un dirigente del Comune di Viareggio, uno di quelli che nella legalità ha sempre creduto, si era messo alla ricerca dei fascicoli perduti e aveva messo al “pulito”, come si dice, la situazione. Un pm della Procura di Lucca, attento ai segnali di civiltà che le Istituzioni devono dare ancora prima di agire con la repressione, ha deciso di andare avanti, indagando su quelle carte e su quei sigilli. C’è voluto tempo ma oggi si apprende – grazie a una recente sentenza della Corte di Cassazione – che almeno una sentenza c’è stata. Quella del Tribunale di Lucca che ha riconosciuto Salvatore Vairo e Jeleva Vessela, oggi entrambi 51enni, responsabili del delitto di cui agli articoli 633 e 639bis del codice penale «per avere occupato arbitrariamente un appartamento di edilizia residenziale pubblica del Comune di Viareggio e dell’Erp di Lucca», condannandoli alla pena di quattro mesi di reclusione ciascuno, oltre al pagamento delle spese processuali.

I due imputati hanno impugnato in terzo grado di giudizio la sentenza della Corte d’Appello di Firenze che «ha ritenuto di non poter sostituire la pena detentiva con quella pecuniaria, ovvero con la libertà controllata». Una decisione alla quale i giudici fiorentini sono arrivati, si legge nella sentenza, «...tenuto conto della intensità del dolo dimostrato dalla lunga durata della condotta permanente».

La Corte di Cassazione, settima sezione penale, con sentenza numero 46286 del 5 novembre 2021, ha respinto l’appello e le motivazioni dello stesso, confermando dunque la condanna a carico di Vairo e Vessela.

Sono passati dieci anni, nel frattempo l’amministrazione entrata in carica nel 2015 e riconfermata nel 2020 ha messo mano, con alterne vicende, al quadro complessivo dell’edilizia popolare arrivando anche a sanare alcune posizioni irregolari pregresse e, insieme, a procedere avviando gli sfratti.

Al di là della giustizia e della burocrazia, però un lavoro complessivo e sistematico sul quartiere a maggiore densità di abitazioni di edilizia residenziale pubblica, delle condizioni abitative e sociali, della necessità di istruzione e cultura non è mai stato fatto.

Anche se il piano “Mille colori per il Varignano” per il quale sono stati richiesti 15 milioni al Governo centrale, attraverso ristrutturazioni importanti punta a dare al quartiere un volto diverso, non sono dal punto di vista strutturale. Ma molto lavoro ci sarebbe ancora da fare. Perché questa parte di città sia sempre meno separata dal resto, in una Viareggio tagliata in due dalla ferrovia non solo dal punto di vista urbanistico.

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