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Versilia

Alberi avvelenati a Forte dei Marmi, l’esperto assicura: «I tigli potrebbero vivere»

Cesare Bonifazi
Alberi avvelenati a Forte dei Marmi, l’esperto assicura: «I tigli potrebbero vivere»

Fabrizio Cinelli ricercatore dell’università di Pisa ha coordinato l’intervento sulle piante lungo la Provinciale: «Se non dovessero farcela, meglio piantarne della stessa specie»

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FORTE. Se i tigli della Provinciale a Forte dei Marmi si salveranno oppure no, si saprà solamente con la primavera, quando le piante ricominceranno il proprio ciclo vitale. Intanto la ditta incaricata ha rimediato al danno pulendo i fori che sono stati fatti alla base dei tigli dentro i quali è stato inserito un liquido simile alla benzina. Parallelamente le forze dell’ordine stanno tentando di rintracciare l’autore del gesto e ci sono già dei sospetti.

La situazion attuale la spiega Fabrizio Cinelli, ricercatore dell’università di Pisa (insegnante nel corso di Progettazione del verde a Ingegneria) che è stato interpellato come consulente dall’amministrazione di Bruno Murzi: «Sono stati fatti dei fori con un trapano con grossa punta, da perforazione di muri. All'interno abbiamo rinvenuto un liquido scuro nerastro che odorava di carburante o benzina, forse era nafta. Verranno puliti i fori e poi tutto verrà richiuso con mastice o con prodotto opportuno mescolato a un anticrittogamico per evitare lo sviluppo micotico. Cerchiamo di evitare i funghi che sono agenti di carie interne agli alberi. A forte un episodio simile era già successo in via Trento, anche in quel caso erano stati fatti dei fori a dei tigli pubblici nella quale era stato inserito del diserbante. Le piante poi sono decedute».

Le ragioni di un tale gesto sono molteplici: «I cittadini spesso si lamentano delle radici, oppure delle foglie che intasano le grondaie ma è necessario capire che le alberature hanno una funzione sociale in quanto creano ombra e, in certi periodi dell’anno riducono gli inquinanti e la temperatura esterna grazie alle foglie», spiega Cinelli. C’è una possibilità che le piante si salvino: «È probabile che non muoiano - continua Cinelli - da una parte perché i tigli sono in periodo di riposo e quindi assorbono di meno i principi esterni, questo a causa del fatto che non ci sono le foglie che compiono la traspirazione. Inoltre l’intervento è stato tempestivo e questo ha impedito che gran parte del liquido venisse assorbito».

Nel caso in cui però dovessero morire, il consiglio dell’esperto è di ripiantumare subito: «All’amministrazione consiglierei di rimettere i tigli, magari evitando la specie che crea i polloni per evitare che si debbano creare delle ferite. Tuttavia, anche per una questione paesaggistica, è più conveniente sostituire le piante con la stessa specie».

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