Gioco
Il comandante Alaimo dopo 20 anni va in pensione: «Così ho vegliato su Forte dei Marmi»
Il luogotenente lascia il comando della stazione carabinieri: «Qui già nel 1980 da brigadiere: era il mio destino». Ecco ricordi, colleghi e curiosità
FORTE DEI MARMI. La divisa è ormai da poche ore nell’armadio dei ricordi per questo siciliano alle soglie dei 63 anni che ha saputo diventare fortemarmino, non solo d’adozione, ma autentico. Parliamo di Giuseppe Alaimo, fino a ieri luogotenente dell’Arma dei Carabinieri e come tale, per quasi vent’anni al Comando della locale stazione. Una presenza importante per una cittadina come Forte dei Marmi che dalle poche migliaia di residenti invernali si moltiplica in estate, moltiplicando anche i problemi.
Alaimo, un distacco difficile da un compito importante…
«Il tempo passa, e certo di tempo da quando mi arruolai nel 1977 ne è trascorso davvero tanto. Io originario di Licata in provincia di Agrigento, ricordo ancora quei giorni, il corso da carabiniere in Sardegna, a Iglesias, e poi a pattugliare le strade di Palermo con l’esplodere del Caso Moro. Poi decisi di fare il corso per sottufficiali e andai a Velletri prima, e a Firenze poi, per finire infine alla Legione di Livorno. A dire il vero avrei preferito che mi destinassero in qualche caserma del sud della Toscana, per essere più vicino a casa, invece mi mandarono qui. Era il 1980 e ci rimasi, poi da brigadiere, fino al 1984. E fu la destinazione che aveva in serbo il destino. È vero che poi tornai di nuovo a Palermo, nel pieno delle guerre di mafia, e quindi a Lucca e tra 1985 e il 2003 mi feci ben diciotto anni a Massa, ma ero solo alla vigilia del ritorno al Forte. A Massa ho tanti bei ricordi, lì ho comandato il Nucleo informativo, poi il Nucleo comando e quindi il Nucleo operativo, e con i colleghi abbiamo messo a segno tante operazioni importanti».
Fra le quali anche quella per cui venne riconosciuto anche “vittima del dovere”. Ce la ricorda?
«Eravamo andati a Binasco vicino Milano, era il 1999, per un’operazione antidroga, e nottetempo, dopo l’appostamento in piena campagna, ci fu un drammatico inseguimento durante il quale ebbi una violenta colluttazione. Lì per lì non mi resi conto, ma tornati a Massa iniziarono i dolori con sei costole fratturate. E così ricevetti dal Ministero quel riconoscimento».
Che oggi figura su una parete assieme a tanti altri.
«Beh per quanto l’Arma sia molto rigorosa a dare encomi ne ho diversi e aldilà di tutto riconoscono l’impegno messo nel proprio lavoro».
Torniamo però a questi anni al Forte. Li ripercorriamo con la memoria?
«Sono stati importanti perché nel 1980 qui conobbi l’allora comandante, Giovanni Pudda, un uomo rigoroso e di grandi attitudini professionali, che mi ha aiutato e cresciuto nei primi anni di lavoro. Qui abbiamo messo a segno tantissime operazioni, sia nei confronti dello spaccio, che di quella delinquenza che sceglie il nostro paese sulla scia delle presenze turistiche stagionali. Come lo sono i furti di Rolex, o nelle ville. Come carabinieri abbiamo sempre avuto ben chiaro il concetto che Forte dei Marmi ha bisogno di sicurezza, perché è la sua natura turistica che lo richiede, e il rapporto con le tante presenze che la frequentano. E se i risultai in questi anni non sono mancati il merito è di tutte le forze di polizia che operano in città. Sotto il mio comando però abbiamo operato non solo come punto di riferimento per la sicurezza, ma anche come punto di rassicurazione sociale: la caserma è diventata, insomma, un riferimento importante per tutti, soprattutto per chi ha avuto bisogno di una parola, di un conforto o anche di un semplice aiuto».
È questa la ricetta dell’affetto e della popolarità che l’ha sempre circondata?
«In carriera ho avuto tanti bei momenti, ma ce n’è uno che mi lega ancor di più a questo paese. Nel 2014 Forte dei Marmi celebrava i cento anni del Comune, ma in estate furono ricordati solennemente, in piazza Garibaldi, pure i 200 anni della fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Per l’occasione c’erano tanti alti ufficiali e tantissime persone, tra cui anche il maestro Bocelli, ma quello che mi emozionò fu ritrovarmi fianco a fianco con il maresciallo Giovanni Pudda e il maresciallo Bruno Cappelli, i due miei immediati predecessori al comando della Stazione del Forte. Due persone importanti per il legame professionale e affettivo. In quel momento rappresentavamo a modo nostro quasi sessant’anni di storia del Forte».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
