Gioco
Il disastro ferroviario di Viareggio raccontato a teatro: "Ecco il mio spettacolo"
Il regista Ugo De Vita al lavoro per portare lo spettacolo in scena il 29 giugno 2022. . La sua idea, come nel suo stile, è quella di uno spettacolo da portare in piazza, in uno spazio grande della città
VIAREGGIO. Passione. Passione allo stato puro, passione civile e passione culturale. Non c’è un’altra parola per descrivere Ugo De Vita, regista teatrale, scrittore, doppiatore e molto altre cose insieme, approdato a Viareggio inseguendo la scia, infinita, del disastro ferroviario di Viareggio, delle sue vittime ancora senza giustizia dopo 12 anni, dei loro familiari che non hanno mai mollato, del nuovo processo d’Appello per il quale si attende la fissazione della prima udienza da parte della Corte d’Appello di Firenze. Tra qualche mese – l’appuntamento è stato rinviato a causa della recrudescenza della pandemia – De Vita sarà davanti alla presidente del Senato per presentare l’ultimo lavoro, dal titolo “Per Niccolò Ciatti-Fatti non foste a vivere come bruti...”, dedicato alla vita di Niccolò Ciatti, morto a soli 22 anni, ucciso a calci e pugni quattro anni fa, all’esterno di una discoteca in Catalogna durante una vacanza in Spagna.
Sono queste le storie del teatro di De Vita che viene unanimamente considerato autore tra i maggiori in Italia e all’estero di “teatro civile, avendo portato sul palco vicende tra le più controverse: Le lettere di Aldo Moro (1987), Livatino, Decennale stragi di Capaci e via D’Amelio, Cucchi, Coco, Casalegno, Melone (primo militare vittima dell’uranio impoverito risarcito dalla Stato), “Voci di pace” con metà compagnia israeliana e metà palestinese, Welby con Mina Welby e Gianfranco Funari, Bianzino, Cucchi, Vannini e Ciatti. E inoltre, con il professor Mandelli, la riduzione del volume “Ho sognato un mondo senza cancro” e “L’avvocato dei diavoli” di e con la supervisione dell’avvocato Nino Marazzita.
De Vita è già venuto più volte a Viareggio negli ultimi mesi e ha incontrato già anche i familiari delle vittime del disastro ferroviario da 32 vittime, il 29 giugno 2009. La sua idea, come nel suo stile, è quella di uno spettacolo da portare in piazza, in uno spazio grande della città che da dodici anni si stringe intorno alla tragedia, alle sue vittime, ai familiari che non hanno mai cessato di battersi non solo per la giustizia, ma anche per la sicurezza lungo i binari d’Italia. Nei lavori di De Vita, spesso la città, il luogo che ha visto accadere i drammi che arrivano a scorrere sul palcoscenico, ha voluto riconoscere il regista come parte integrante della comunità. Nel 2015 Marradi (Firenze) ha conferito a De Vita la cittadinanza onoraria per alti meriti artistici e nel 2021 il Comune di Ladispoli gli ha consegnato le chiavi della città, onorificenza conferitagli dopo una replica dello spettacolo di teatro civile su Marco Vannini.
Segno della compartecipazione dell’artista e dei suoi attori e di tutti coloro che con lui lavorano alle vicende reali che diventano narrazione teatrale per senso civile, per passione, per ricerca della verità, perché il teatro è luce e si fa strumento per combattere le tenebre. Tanti i “perché” nei quali scava il regista, già al lavoro sulla strage di Viareggio, le sue vite spezzate, con l’occhio di chi – nonostante i dodici anni trascorsi – vuole sapere, capire, assorbire ancora quel fuoco sui binari, quel fumo nero che ancora avvolge una strage senza giustizia.
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