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“Caffè Alzheimer” È stato abbattuto il rustico Barberi di via Carrara

R. F.
“Caffè Alzheimer” È stato abbattuto il rustico Barberi di via Carrara

Un primo passo verso la progettazione della struttura Protesta lo scultore Galleni: «Poteva essere recuperato»

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FORTE. Il vecchio rustico Barberi di via Francesco Carrara è stato abbattuto. Lo aveva annunciato l’assessore ai lavori pubblici Enrico Ghiselli i primi di novembre, e così è stato.

Come si ricorderà il vecchio casale dei Barberi nel maggio del 1964, ben 57 anni fa, era stato donato alla comunità da Rodolfo Barberi, uno dei patriarchi fortemarmini, proprio con la specifica richiesta di farne una struttura che ospitasse le persone in avanti con l’età e bisognose di assistenza, e restasse a perenne ricordo del figlio Lirio, tenente medico degli Alpini perito in Russia con i suoi soldati.

Si tratta quindi di un primo passo, verso quello che è già stato ribattezzato il “Caffè Alzheimer” e che fa seguito alla progettazione di massima decisa nei mesi scorsi per partecipare ai fondi dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Dovrebbe essere, almeno nelle idee, una struttura in grado di offrire un aiuto concreto, durante l’arco della giornata, e senza degenza, alle famiglie che hanno congiunti colpiti da questa patologia, che è fortemente invalidante e che, purtroppo, impegna moltissimo le famiglie stesse nell’assistenza.

Con un diurno così attrezzato potrebbero trovare aiuto, proprio qui, le forme iniziali o più lievi della malattia.

Lo stesso Ghiselli precisò poi che chiaramente il progetto definitivo, una volta avuto il via libera dal Pnrr, avrebbe dovuto essere approfondito con le Autorità Sanitarie che dovranno fornire il personale specializzato necessario a farlo funzionare.

Insomma ci vorrà ancora un po’di tempo, ma adesso l’area di ben 6000 metri quadri che si colloca tra il Cimitero urbano e la via Francesco Carrara è totalmente sgombra e quindi in grado di ospitare le strutture che saranno pensate, approvate ed appaltate.

Non tutti però hanno apprezzato l’abbattimento, anche se si trattava di un edificio ormai fatiscente e pericolante. “Perché demolire la storia? ” Ha scritto sulle pagine Facebook di “In piazza al Forte”, uno dei gruppi aperti alle discussioni di natura politico-amministrativa della città di Forte dei Marmi, lo scultore fortemarmino, Massimo Galleni.

«Perché demolire senza mettere un cartello che indichi la motivazione e un eventuale progetto? – continua il suo post sul noto social. – Che non si dica che è stato fatto per motivi sismici perché qualsiasi manufatto vecchio può essere recuperato e adeguato… diversamente dovremmo tirare giù tutta L’Italia. Forte dei Marmi non mi sembrava che avesse problemi di soldi per poterlo recuperare visto che questa Amministrazione intende spendere 2-3 milioni di euro per due strade in centro».

«Innanzitutto – ha concluso Galleni – è una scelta culturale: Saverio Muratori (celebre storico dell’architettura e urbanista, nda) sosteneva infatti che l’architettura è la società che si autodetermina, è la civiltà. Così come la crisi dell’architettura è la crisi civile. Riutilizzare gli edifici rurali dismessi o abbandonati contribuisce quindi in maniera sostanziale alla salvaguardia del nostro territorio».

Pronta naturalmente anche la replica da parte dell’Amministrazione comunale: «L’immobile non era classificato come di valore storico o architettonico, – ha infatti risposto l’assessore all’urbanistica Andrea Mazzoni – per cui poteva essere abbattuto. Era necessario perché la superficie non era compatibile con il progetto della casa per anziani e oltretutto era un rudere lungo strada transennato da anni e pericoloso».

Polemiche a parte, dopo la Variante urbanistica di perimetrazione che ha risolto l’annoso problema del vincolo cimiteriale del terreno, adesso l’obiettivo diventa la costruzione ex novo di una struttura che possa rispondere pienamente alla sua missione sociosanitaria, e che sarà, peraltro, calibrata sulle esigenze e le necessità della comunità fortemarmina.

E ad occuparsene, almeno in questa fase progettuale sarà lo Studio Lumine di Massarosa che è stato incaricato proprio della “Rigenerazione urbana e riqualificazione di Via Francesco Carrara – Progetto Caffè Alzheimer”.

R. F.

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