Gioco
Musica spenta in discoteca, la rabbia dei proprietari versiliesi: "Ci sentiamo presi in giro"
Ecco cosa pensano i titolari di alcuni dei locali più noti della Versilia dopo il nuovo giro di vite del Governo
VERSILIA. Sono sconsolati e arrabbiati i proprietari dei locali della Versilia. Il più brutto regalo che potessero immaginare è arrivato prima di Natale quando il governo ha firmato il nuovo decreto che ha vietato l’apertura delle discoteche almeno fino al prossimo 31 gennaio. Un duro colpo in vista di San Silvestro e dopo il lungo periodo di stop finito appena due mesi fa. «Ci sentiamo presi in giro – dicono in coro – soprattutto perché noi facciamo rispettare le regole».
LOREDANA LUMBRICI
(CAPANNINA DEL MARCO POLO; VIAREGGIO)
«Non ce l’aspettavamo. Per noi è stato come un fulmine a ciel sereno. Una brutta botta, soprattutto per la tempistica». Loredana Lumbrici, titolare della Capannina del Marco Polo, locale di riferimento per gli amanti del latino-americano, non si capacita della nuova chiusura imposta alle discoteche dal Governo con il Decreto Festività. «Non è giustificata. Ci stiamo chiedendo quali siano le reali motivazioni che l’abbiamo determinata. La nostra categoria viene presa ancora una volta di mira: siamo stati i primi a chiudere e gli ultimi ad aprire, oltretutto penalizzati dalla capienza ridotta al 50%». Lo stop è giunto proprio nei giorni dei preparativi per la serata di San Silvestro. «Per noi è una perdita non indifferente, stavamo ricevendo molte prenotazioni, ora ci ritroviamo a restituire le caparre». Lumbrici critica aspramente la linea del Governo. «Prima Draghi dice di voler difendere la normalità, poi fa chiudere le discoteche. O qualcosa relativamente alla campagna vaccinale non sta funzionando oppure qualcosa mi sfugge», afferma Lumbrici, comunque convinta che «non siamo noi a contribuire alla diffusione dei contagi. C’è un accanimento continuo nei nostri confronti. I ragazzi hanno voglia di ballare e troveranno di sicuro altri luoghi per farlo: questa scelta favorisce l’abusivismo, perché almeno da noi i controlli ci sono. Altrove invece? Nei numeri non siamo minimamente paragonabili ai ristoranti, dove pure le situazioni di assembramento sono frequenti. Eppure veniamo colpiti solo noi». Per Lumbrici lo stop ai locali del divertimento notturno è destinato a protrarsi oltre il 31 gennaio, termine fissato nel Decreto Festività. «Si andrà avanti a oltranza, visto che i contagi stanno aumentando progressivamente. Non credo proprio che a febbraio ci verrà permesso di riaprire. E in tutto questo, di ristori non se ne vedono».
EDOARDO BERTI
(MAKI MAKI, VIAREGGIO)
Edoardo Berti si definisce un «anti no-vax», lui che ha già ricevuto anche la terza dose. Anche per questo ritiene «incomprensibile» il nuovo stop alle discoteche. Il titolare del Maki Maki, sul vialone in Darsena, pur riconoscendo che «in questo periodo l’emergenza sia più critica: conosco tante persone colpite dal virus, personalmente non mi era mai capitato», non riesce a spiegarsi il perché della decisione del Governo. «Ci era stato detto che con tre dosi saremmo stati al sicuro, o comunque più liberi e invece così sembra che il vaccino non serva a nulla». L’ennesima chiusura costituisce «un pericoloso passo indietro, a tutti i livelli: perché io, con tripla dose, devo vedermi negata la possibilità di divertirmi in discoteca parimenti a chi non si è mai vaccinato? Sarebbe stato molto più sensato, a quel punto, imporre delle serie limitazioni ai no-vax, come il lockdown, e invece con scelte come questa pare si voglia dar loro ragione». Anche la tempistica della chiusura a Berti non va proprio giù. «Potevano almeno lasciarci la possibilità di stare aperti per la serata del 31, che invece perdiamo per il secondo anno di fila, considerato inoltre che poi saremmo entrati in un periodo, tra gennaio e febbraio, dove abitualmente le presenze nei locali calano, al di là del carnevale».
La sicurezza è un altro aspetto che, di conseguenza, viene meno. «Noi a chiunque vuole entrare il green pass lo controlliamo sempre. I giovani, ora che le discoteche sono ancora una volta chiuse, si ritroveranno in massa nelle case o nelle piazze, come già accaduto in passato. Così verranno pure a crearsi problemi di ordine pubblico». Una situazione che Berti sperava di non dover più rivivere. «Sembra che il virus lo trasmettiamo attraverso la musica» afferma con fugace ironia, subito accantonata per rammentare che i ristori garantiti «non sono arrivati: quelli li stiamo tuttora aspettando».
GIULIANO ANGELI
(BUSSOLA, MARINA DI PIETRASANTA)
Anche la Bussola, il locale-mito per eccellenza delle feste (anzi, dei veglioni) di Capodanno in Versilia, ha dovuto fare i conti con il decreto festività. «Ci sono cambiate le carte in tavola per la programmazione che avevamo previsto – spiega Giuliano Angeli –: abbiamo dovuto annullare le serate del primo dell’anno e quella che era prevista per Natale. Per quanto riguarda lL’ultimo dell’anno, l’evento verrà fatto nella forma del cenone, ma non nella forma di discoteca». Angeli non è un barricadero. Cerca di tenere insieme le indicazioni di politica e scienze con le necessità degli imprenditori come lui. «Il problema è sempre lo stesso – ragiona –: ci dobbiamo fidare di quello che ci dicono gli esperti in materia sanitaria, perché se si mette in discussione quello casca tutto. Il Governo deve tutelare la salute dei cittadini, con provvedimenti che vanno a colpire luoghi dove c’è più probabilità dei contagi. «È chairo però che tutto questo pone un problema di carattere conomico. Le attività hanno impegni già presi, hanno già contattato artisti che forse pretenderanno di essere pagati. Si cercherà di spostare le date ma non sempre è possibile. Poi ci sono gli acquisti delle forniture e i canoni di affitto, che per una struttura grande come la nostra è importante: se ci blocchi più di un mese diventa un problema». Per quanto riguarda i ristori, Angeli riconosce che «in parte sono arrivati. Certo, non sono sufficienti, ma non per volontà del Governo, ma perché non ci sono le risorse per far fronte a tutti i problemi che si creano: è un circolo vizioso dal quale non si viene fuori». Angeli spera che dopo il 31 gennaio le discoteche possano riaprire: «Sarebbe importante essere in attività ad aprile, anche per cominciare la programmazione dell’estate». Freddezza sull’ipotesi di accesso con green pass e tampone: «Ci metterebbe in difficoltà e sinceramente non so se sarebbe meglio o peggio della chiusura».
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