Gioco
Venduta Perini Navi, così avrà un futuro: «Ma ora non dimenticate tutto l’indotto»
Dopo l’acquisizione da parte di The Italian Sea Group, Giannecchini (Cna) esprime soddisfazione per l’operazione
VIAREGGIO. La notizia è di quelle che fanno il giro della città in un batter di ciglia: Perini Navi venduta, alla cifra di 80 milioni, allo “straniero” per la Darsena viareggina, quella “Italian Sea Group” di Giovanni Costantino, cuore produttivo a Carrara e cuore di casa in Puglia. I complimenti del mondo professionale locale che gira intorno alla nautica sono tutti per Franco Della Santa, curatore del fallimento Perini Navi nominato dal Tribunale di Lucca (giudice delegato Carmine Capozzi), uomo che – con la squadra-macchina da guerra messa insieme – porta a casa il necessario per pagare tutto il passivo della società della grande nautica a vela, pari a oltre 92 milioni di euro.
E se la Fiom-Cgil che tutta la crisi Perini Navi ha seguito fin dall’inizio al momento non commenta ufficialmente (ma i rapporti tra sindacato e The Italian Sea Group sono “caldi”), Andrea Giannecchini, presidente della Cna provinciale esprime «la soddisfazione» propria e della associazione di categoria «per l’esito dell’asta che arriva dopo un periodo di forte preoccupazione per le imprese e i lavoratori coinvolti». La cifra raggiunta – continua Giannecchini – «supera abbondantemente il passivo calcolato e si apre uno scenario più che ottimistico per quanto riguarda le imprese dell’indotto privilegiate e anche non».
Cna, ci tiene a sottolineare Giannecchini, non guarda però solo al lavoro del passato, quelle delle tante imprese dell’indotto depositarie di tutti i “segreti” della produzione Perini Navi, ma lo sguardo si allunga verso il futuro: «Entra in gioco un importante gruppo nautico», sottolinea il presidente di Cna, «che sta dimostrando negli ultimi tempi di avere tutti i requisti per giocare ad altissimi livelli nell’ambito della nautica nazionale e internazionale. Un gruppo che ha dimostrato di credere nel marchio, facendo diventare importante asset per tutta la nautica italiana. Un gruppo che cresce a doppia cifra ormai da qualche anno e che sta crescendo, bisogna prenderne atto. Dimostrando una capacità di gestire processi produttivi molto complessi. Ci complimentiamo per il curatore che ha gestito l’operazione in modo così professionale portando a casa un risultato oltre le aspettative. Ci aspettiamo che si arrivi quanto prima all’operatività del cantiere e si ricominci a lavorare sui progetti, con una grande attenzione anche nel futuro per le imprese che hanno lavorato con l’azienda e che hanno sofferto. In questo senso sarà importante conoscere quanto prima il piano industriale per il rilancio di Perini Navi. È un buon regalo di Natale».
Dalla Fiom-Cgil nessun commento ufficiale, al momento, ma il sentire a caldo è quello di un richiamo ai parametri fissati dall’asta, dopo che l’offerta irrevocabile di acquisto a 47 milioni, corredata di intenzioni per il futuro di Perini Navi, era stata bocciata dal Comitato dei creditori Perini Navi. Comitato dei creditori che aveva scelto, invece, l’offerta di “Restart”, la società che vedeva insieme – per l’acquisto di Perini Navi – Sanlorenzo e Gruppo Ferretti.
Una scelta, quella del Comitato dei creditori e della curatela, che era stata determinata soprattutto dal contenuto del Piano industriale presentato da “Restart”, piano che assicurava una maggiore garanzia della permanenza su Viareggio dello storico cantiere, marchio compreso.
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