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I ragazzi della Pace, la sua canzone e i ricordi: l’ultimo saluto a Pieri

I ragazzi della Pace, la sua canzone e i ricordi: l’ultimo saluto a Pieri

Il simbolo di Sant’Anna di Stazzema se n’è andato il 10 dicembre scorso. Domenica la cerimonia: «Una grande perdita, ma la sua memoria resterà» 

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STAZZEMA. Se Enrico Pieri si fosse immaginato un ultimo saluto forse l’avrebbe voluto proprio così, come quello di ieri a Sant’Anna di Stazzema. Nella piazza dove furono uccisi tanti bambini e civili con i ragazzi del Campo della pace che cantano la canzone dedicata a lui, “Maipiusantanne” (che Enrico usava come suoneria del cellulare) .

Si è conclusa in questo modo la cerimonia di domenica mattina in cui prima è stata celebrata una funzione dal vescovo Giovanni Paolo Benotto, e poi sono seguiti molti interventi in ricordo di Pieri, presidente dell’Associazione martiri di Sant’Anna scomparso il 10 dicembre all’età di 87 anni a causa di una malattia. Fra chi ha voluto spendere parole di gratitudine nei confronti di Pieri ci sono stati il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, il procuratore miliare Marco De Paolis, il vicepreside dell’Associazione martiri Umberto Mancini, l’onorevole Carlo Carli, l’assessore Stefano Baccelli, e l’amico regista Alvaro Bizzarri con cui Pieri aveva condiviso parte della sua vita, quella passata in Svizzera, a lavorare in fabbrica come saldatore.

«Voglio rinnovare, a nome della Associazione martiri, di tutti i soci, dei componenti del direttivo e del paese di Sant’Anna i sentimenti di affettuosa vicinanza e di partecipazione al dolore della moglie, la signora Fiorenza, e del figlio Massimo, per la scomparsa di Enrico Pieri – ha detto Mancini -. Una gravissima perdita. Per loro, naturalmente, ma anche per la nostra Associazione e per il nostro paese. Un altro superstite che ci lascia, e che se ne va a pochi giorni dalla scomparsa di un’altra sopravvissuta, la più anziana, Genoveffa Moriconi di novantanove anni. Enrico, da molti di anni presidente dell’Associazione, si è speso, con tutto se stesso, per mantenere vivo il ricordo e la memoria delle vittime dell’Eccidio nazifascista del 12 agosto del 1944. Enrico, aveva ben chiaro che il ricordo e la memoria di ciò che era accaduto quel giorno a Sant’Anna, non poteva e non doveva essere un semplice rituale fine a se stesso, ma un modo, una maniera per educare e per far capire, soprattutto ai giovani, cosa fosse stata la guerra, quali orrori – ha proseguito Mancini – avesse generato e, pertanto, quanto fosse importante la difesa dei valori della pace, della libertà e della democrazia».

I tanti amici di Pieri saliti a Sant’Anna ascoltavano da fuori la chiesina. C’era anche l’avvocatessa tedesca Gabriele Heinecke, cittadina benemerita di Stazzema. Insieme a lei Pieri aveva portato avanti la battaglia legale in Germania, per far aprire oltralpe un processo contro i gerarchi delle Ss processati e condannati in Italia dal tribunale militare di La Spezia. Indagini che però sono state archiviate. Anche De Paolis ha ricordato questo triste spaccato, parlando di Pieri e della giustizia morale fatta con la sentenza del 2005.

«Ho conosciuto Enrico nel 2003, all’inizio di un percorso molto faticoso per me e per i miei collaboratori e tanti altri superstiti – ha detto il procuratore con voce rotta –. All’inizio mi ha colpito la differenza fra quello che avevo letto e quello che ho conosciuto. Poi ho anche capito dal modo in cui Pieri mi salutava afferrandomi il braccio, e dagli sguardi, che racchiudeva tutta quella straordinaria potenza di umanità. La stessa con cui aveva scalfito la fredda formalità tedesca quando parlò con un procuratore tedesco nel 2004, lo stesso che poi otto anni dopo (probabilmente non si ricordò di quell’esperienza fatta qui) fu protagonista di quell’archiviazione vergognosa. Sono stato fortunato a conoscere Enrico Pieri».

Negli altri discorsi solenni è stato ricordato come Enrico si salvò, a dieci anni, nella casa vicino a quella dove abitava ai Franchi, dai nazisti. Della sua emigrazione in Svizzera anni in cui non ha mai raccontato della sua dura storia di superstite, neppure all’amico Bizzarri che lo ha scoperto solo in seguito vedendo alla tv Enrico in una delle tante commemorazioni del 12 agosto.

Sono stati ricordati gli anni che hanno portato alla legge che istituisce il Parco nazionale della pace e la sua stima per il presidente Carlo Azeglio Ciampi. La costruzione della strada. La sua passione per la terra, le olive e le api. La sua devozione alla missione di pace incontrando scolaresche e ragazzi. Le lezioni che ha saputo dare a chi lo ha conosciuto. Come quella impartita al sindaco Maurizio Verona.

«Mi disse, avvertendo che provavo un sentimento di odio al processo di La Spezia mentre parlava un ufficiale tedesco: un sindaco soprattutto di un Comune come questo, per costruire la pace non deve provare odio. Per me è stata una lezione importante. Lui e gli altri superstiti hanno cercato verità e giustizia e non vendetta. In Italia è stata trovata, tardivamente, in Germania questo percorso non è stato fatto. Ma Enrico credeva fortemente nell’Europa. Diceva che prima siamo cittadini europei e poi italiani. E che prima c’era l’Europa delle nazioni e poi era nata finalmente l’Europa dei popoli e c’era il bisogno di rafforzarla, allargarla e custodirla. Enrico è stato un ambasciatore di pace e lo è stato soprattutto verso le nuove generazioni».

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