La protesta
Addio a Rogers, l’architetto che ridisegnò la Passeggiata
Il ricordo di Alessandro Rizzo che con lui collaborò: «Un Piano mai attuato che gli lasciò amarezza»
VIAREGGIO. Correva l’anno 1997 e un giovane architetto viareggino, Alessandro Rizzo, compiva il viaggio inverso rispetto a quello che lo aveva portato a studiare a Londra. Rizzo tornava nella capotale britannica per portare un messaggio dell’amministrazione comunale viareggina all’architetto Richard Rogers, deceduto sabato sera all’età di 88 anni. Il sindaco Marco Costa e la sua amministrazione volevano proprio Rogers per il Piano particolareggiato della Passeggiata. Quello che resterà per sempre il “Piano Rogers”. «Conosceva Viareggio e anche per questo accettò di fare il progetto per un cifra che all’epoca sembrò enorme ma dalla quale lui non guadagnò niente, perché era un prezzo di costo», racconta al Tirreno lo stesso Rizzo. Che ricorda: «Erano gli anni in cui Rogers si stava dedicando anima e corpo alla progettazione urbana, incaricato dal primo ministro britannico Tony Blair di dirigente l’Urban Task Force per delineare il futuro delle città della Gran Bretagna. Rogers mise insieme gente di tutto il mondo che vi lavorava. E Viareggio fu un primo progetto che portò a Viareggio esperti da tutto il mondo, per una cosa che all’epoca all’avanguardia».
A Viareggio, Richard Rogers – prosegue Rizzo che ne fu collaboratore per il Piano della Passeggiata – «portò una impostazione assolutamente innovativa dell’idea di urbanistica. Quella del principio cosiddetto “Planing by design”, che si può tradurre in pianificazione fatta per progetti». Che non ha necessità di «un piano urbanistica, ma di piani strategici, principi base e obiettivi che si vorrebbero raggiungere».
Il celebre architetto italo-britannico «accettò subito con entusiasmo, anche con qualche perplessità dei suoi associati dell’epoca che non lavoravano volentieri in Italia», sono i ricordi di Rizzo che si srotolano uno dietro l’altro. A cominciare da quel Rogers che «a Viareggio non veniva da tanti anni e volle rivedere tutto nei dettagli. Volle vedere le periferie, si fece a piedi pinete, la spiaggia della Lecciona, andammo a visitare i cantieri per capire come venivano realizzate le barche, chi erano i clienti. Ci si appassionò in modo particolare su Viareggio dove veniva molto più spesso di quanto andasse negli altri luoghi dove aveva progetti. L’espressione che gli vedevo più spesso sul viso era una sorta di sbigottimento di fronte a un potenziali gigantesco che viene sistematicamente gettato alle ortiche».
Il Piano Rogers ha collezionato dibatti, scontri, ricorsi fuori e dentro la politica cittadina. «Lui ne volle una presentazione pubblica», continua Rizzo, «che si tenne nella Sala di rappresentanza del Municipio. Quando osò descrivere la città com’era realmente più di una voce si levò a commentare “doveva venire lui da Londra a dirci che è messa male».
Il lavoro di Rogers e della sua squadra non si fermò alla Passeggiata: «Per lui la Passeggiata era un elemento di cucitura. Tutto il piano è impostato con una Passeggiata considerato come elemento cui si riferivano tutta una serie di elementi della scala urbana. Andammo ben oltre i limiti geografici dell’incarico. Iniziammo a progettare anche tutti gli assi di riferimento trasversali, via Verdi, via Mazzini, via Zara, il porto, il Lungocanale». Nella tarda primavera del 1999 «il Piano fu presentato al Supercinema. Fu consegnato all’amministrazione comunale nei tempi stabiliti da contratto. E lì iniziò una procedura infinita di eccezioni, richieste di cambiamenti, roba anche imbarazzante. Si arrivò nel 2004 all’approvazione di un Piano in parte stravolto. Con la Soprintendenza che mise il vincolo a tappeto su tutta la Passeggiata e il Comune fece ricorso, lo vinse e il vincolo fu annullato». Il Piano Rogers rimase in vigore fino al 2014, «ma chiuso nel cassetto», sottolinea Rizzo: «Si è continuato ad attuare interventi in violazione del Piano, con centinaia di progetti approvati in contrasto con il Piano stesso». A Rogers l’esperienza viareggina aveva lasciato «un po’ di amarezza». Per quel lavoro «ancora attuale, perché i principi che si utilizzarono erano altamente innovativi».
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