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Versilia

Stefania Sandrelli tra Viareggio, cuore e futuro: «Qui nemmeno un teatro, è l’ora di cambiare»

Cristina Bulgheri
Stefania Sandrelli tra Viareggio, cuore e futuro: «Qui nemmeno un teatro, è l’ora di cambiare»

L’attrice ha chiuso la passerella di personaggi che hanno partecipato all’iniziativa organizzata nel Cantiere Codecasa in Darsena per la candidatura a Capitale della cultura 2024

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VIAREGGIO. Quando Viareggio chiama, Stefania Sandrelli c’è. C’è per il Carnevale, c’è stata per sostenere la riapertura del cinema Centrale e la scorsa estate c’era per il Pucciniano nelle vesti di regista della “Tosca”. Così come era presente ieri mattina al cantiere Codecasa in occasione dell’evento organizzato dall’amministrazione comunale presso i cantieri Codecasa per la candidatura di Viareggio a “Capitale della Cultura 2024”.
A lei è stato affidato il gran finale, il compito di chiudere la passerella di personaggi del mondo della musica, della cucina, dello spettacolo, della moda, dello sport che hanno speso una parola per supportare la nomination della città. Con il sorriso, che fa ha fatto di lei la Stefania nazionale, la Sandrelli fiori tra le braccia e stola su tailleur nero, non si è sottratta all’affetto dei suoi concittadini e agli innumerevoli scatti e selfie che le sono stati richiesti. «Viareggio è dentro di me» ha ripetuto più volte con l’entusiasmo e la passione che l’hanno sempre contraddistinta. «Viareggio è dentro tutti i film che ho fatto e quel poco che so lo devo a Viareggio». Qua, tra la rena e le maschere, è nata (seppur da mamma pistoiese e padre fiorentino) e da qua ha spiccato il volo per Roma, per il mondo della celluloide. La capitale l’ha “rapita”, ma le fughe in quella che lei definisce la “capitale della Versilia”, dove ha ancora una casa, sono frequenti.

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Stefania ormai è ritenuta a tutti gli effetti la madrina di Viareggio, la testimonial, l’ambasciatrice...

«Mi sono trasferita a Roma nel 1967 ed è stato un colpo di fulmine. Roma era la capitale e per chi come me voleva lavorare nel cinema era il top. Ma Viareggio è sempre rimasta nel mio cuore. Ce l’ho dentro con i suoi profumi, con i suoi colori, con la sua atmosfera e con la sua cucina».

Che cosa ha di così magico questa città che fa sì che in molti vi capitano e vi restino?

«Per esempio gli spazi: il mare, le pinete. Da quando sono arrivata non ho smesso di scattare fotografie come se fosse la prima volta: i tramonti sul mare ora abbellito dalle statue di Igor Mitoraj, le albe, le Apuane. Immagini che ho inviato a tantissime persone».

Sole, mare, rena e … secondo il detto anche tanta ignoranza. Come può essere che Viareggio possa allora candidarsi a “capitale della cultura”?

«Io non conosco i detti locali, perché i miei erano forestieri: mia madre di Pistoia, mio padre fiorentino, quindi non parlavano il dialetto. Posso dire però che la nostra è una città accogliente e che per questo è idonea ad ospitare la cultura, che è nutrimento, che è salvezza Viareggio è un connubio tra monti e mare, è armonia».

La scorsa estate lei ha dato un importante contributo alla cultura locale firmando la sua prima opera lirica da regista la “Tosca”: è un esperimento che ripeterà?

«È stata un’esperienza meravigliosa. Io ho sempre amato l’opera, il canto. Mettere in scena Puccini è stata un’emozione immensa. Ci ho messo tanto del mio e con molta soddisfazione l’ho ritrovato sul palco. Un bis? Perché no! Vediamo».

In questo periodo è impegnata sul grande schermo oppure in teatro?

«Ho appena finito di girare un film importante di valenza sociale sul “fine vita” ma affrontato con i toni propri della commedia, non in modo drammatico. Si sorride e si riflette. La pellicola s’intitola “Acqua e anice” ed è un’opera prima di un regista esordiente, Corrado Cerron».

Ha in cantiere altri progetti sia davanti che dietro la macchina da presa?

«Ho dei copioni tra le mani, ma deve scattare l’attrazione. Se non mi coinvolgono, prendo le distanze».

Stefania, visto il suo legame solido con Viareggio, ha mai pensato di rifare le valigie lasciare Roma e prendere il treno per il ritorno a casa?

«Sinceramente per ora no: Roma per chi fa il mio mestiere ti dà troppe possibilità. Qua a Viareggio non c’è più neanche un teatro. Per questo è importante sostenerla perché diventi “Capitale della Cultura”. C’è bisogno di strutture, di spazi idonei dove poi poter ospitare spettacoli e manifestazioni».

Manifestazioni che un tempo erano numerose: penso ad EuropaCinema, al festival Gaber, al festival LatinoAmericano, per non parlare di Sanremo nato qui e poi emigrato…

«Sono fiduciosa. Viareggio ha le carte in regola per farcela!».

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di Redazione web