La manifestazione
Viareggio capitale della Cultura. Il mare, Puccini e le finestre aperte. Peccato certi spifferi / Il commento
Qui, dove dalla metà dell’Ottocento si costruiscono sogni che volano sull’acqua, fa tappa questo viaggio dove forse non è nemmeno importante la meta. Ma il viaggio in sé
VIAREGGIO. «Che cos’è la cultura? È aprire le finestre della propria casa. Perché una casa senza finestre è invendibile». Come un’esistenza senza cultura. Per fare cosa? Affinché uno stagno si trasformi in lago. E questo lago in un mare, del mondo. Per aprire così il proprio sguardo verso nuovi universi: un concerto rock, un film, un tramonto, un’opera d’arte, una villa liberty. Lo ripete una, due, tre volte, Stefano Massini, scrittore e penultimo intellettuale di questo strano Paese, dove si elegge la Capitale della Cultura e troppo spesso ci si dimentica dell’edilizia scolastica e degli studenti, uomini e donne di domani, che ci devono crescere dentro, ogni giorno. Davanti a lui, intellettuale fiorentino che combatte le storture della società con il teatro delle parole impegnate, c’è la meglio gioventù di Viareggio. Una grande squadra, un dream team che tra la Passeggiata e la Pineta ha lasciato un pezzo di cuore.
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Per esserci nati, come Stefania Sandrelli e Marcello Lippi, oppure perché qui hanno mosso i primi passi verso il successo: Leonardo Pieraccioni, Carlo Conti, Giorgio Panariello. Ragazzi cresciuti a pane, risate, Carnevale e coltellacci. E poi lo chef stellato Cristiano Tomei, Mimmo d’Alessandro, impresario delle note che passerà alla storia per aver portato i Rolling Stones a Lucca. Sono tutti insieme dentro a questo hangar ai confini della Darsena per spingere Viareggio verso la meta: l’elezione a Capitale della Cultura 2024.
Qui, dove dalla metà dell’Ottocento si costruiscono sogni che volano sull’acqua, fa tappa questo viaggio dove forse non è nemmeno importante la meta. Ma il viaggio in sé. Come nelle avventure che non si dimenticano. Un percorso che in questa narrazione – costruita per tenere insieme passato, presente e futuro – inizia l’11 marzo 1876. «Quel giorno – ricorda Massini – un ragazzo che a scuola veniva accusato di non essere concreto fa a piedi “consumando un paio di scarpe” da Lucca a Pisa. Per vedere “L’Aida” di Giuseppe Verdi. Quel diciottenne è Giacomo Puccini. E quel giorno lui apre le finestre. Fa entrare l’aria della cultura nella sua esistenza. Perché Capitale della Cultura vuole dire una città che apre le finestre. Una città che non ha paura di dire ai cittadini di aprire le finestre della proprio vita».
Il pubblico applaude. “La Cultura si sente”, come recita lo slogan che Viareggio ha scelto per questa sfida. Il sindaco Giorgio del Ghingaro, al timone di questa nave blu con la scritta gialla, annuisce, sorride alle battute di Pieraccioni («Ho fatto lo stesso spot per Borgo a Buggiano»). Lo fa nel giorno in cui su Repubblica non esclude una candidatura a sindaco di Lucca. Uno spiffero sul futuro suo e dell’amministrazione aperto da tempo. E che oggi più che mai, visto il tempismo, si confonde con l’aria buona della Cultura. Se dovesse accadere a nessuno poi venga in mente di chiudere le finestre che si stanno aprendo.
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