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il processo  

L’ispettore respinge le accuse «Non ho raggirato la donna»

Massimo Donati
L’ispettore respinge le accuse «Non ho raggirato la donna»

L’ex comandante della polstrada di Viareggio ascoltato per quattro ore in aula  È accusato anche di corruzione, truffa, riciclaggio, circonvenzione d’incapace

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Massimo Donati

VIAREGGIO. Ha respinto tutte le accuse, rispondendo per oltre quattro ore alle domande dei pubblici ministeri. E sconfessando quelle ammissioni di colpa da lui fatte all’indomani dell’arresto, dettate, a suo dire, oltre che dalle pesanti dosi di psicofarmaci prescritte dal medico di Sollicciano, dalla strategia difensiva consigliata dal suo avvocato di allora per ottenere la scarcerazione: «Io rimasi basito perché sapevo di non aver commesso alcun reato» ha detto ieri davanti ai giudici del tribunale collegiale di Pistoia l’ispettore della polizia stradale Gianluca Pantaleoni, 50 anni, ex segretario nazionale della Uil polizia, sotto processo con le accuse di corruzione, truffa, traffico di influenze illecite, riciclaggio, circonvenzione di incapace.

È stato da quest’ultimo reato che i pm titolari dell’inchiesta, Leonardo De Gaudio e Giuseppe Grieco, hanno iniziato l’esame dell’imputato, residente in Valdinievole, in forza al comando polstrada di Lucca dopo aver diretto la sezione di Viareggio, ma attualmente aggregato alla sezione di Montecatini.

Secondo la procura Pantaleoni avrebbe ingannato una donna ipovedente residente in provincia di Pisa, innamorata di lui, e l’anziano padre ultraottantenne: gli inquirenti hanno ricostruito che dal novembre 2016 al luglio 2019, l’ispettore aveva ricevuto dalla donna circa 400mila euro e 120mila dal padre, attraverso bonifici ma anche utilizzando bancomat e carte di credito di lei o i suoi libretti di assegni firmati in bianco.

«Era solo un’amica e come tale la frequentavo – ha spiegato in aula l’ispettore – Io non ho mai illuso una donna su una relazione sentimentale, se non mi interessavano da quel punto di vista l’ho sempre fatto capire loro. Anche a lei. Della sua disponibilità economica ne venni a conoscenza solo circa un anno dopo la nostra prima cena fuori. Era molto sensibile ai miei problemi. Quando le spiegai che ero giù perché dovevo pagare un debito, lei si offrì volontariamente di darmi quei soldi: 700 euro. Ma io non le ho mai chiesto nulla. Neppure quando mi fece il primo bonifico: “di quanto hai bosogno” mi chiese. Io dissi: 30mila euro. E lei si offrì di darmeli. Solo in seguito venni a conoscenza della sua disponibilità economica, quando mi mostrò un estratto bancario in cui c’erano 373mila euro in titoli».

Nessuna relazione sentimentale, nessuna promessa di una futura vita insieme e neppure un’amicizia dettata da un interesse economico. Un’amicizia vera, sincera, ha spiegato Pantaleoni, sottolineando di non averla mai ingannata sulla natura del loro rapporto, anche se lei avrebbe probabilmente aspirato a qualcosa di più: «Una volta mi scrisse un messaggio: “Mi ami? ”. Le risposi subito: “No, non siamo fidanzati, non sei mia moglie, sei solo un’amica sincera e che rispetto”. Le cose sono sempre state chiare fra di noi» ha detto. Spiegando poi le ragioni delle proprie difficoltà economiche. La ludopatia, innanzitutto, e anche l’alto tenore di vita, rimasto lo stesso di quando era ancora sposato con una donna molto benestante: «Gioco, donne, divertimento, viaggi. Allora il mio stipendio sul conto mi potevo permettere anche di non guardarlo. Poi con il divorzio si sono chiusi i rubinetti ma io ho continuato a godermi la vita».

E sono iniziati i prestiti, i debiti con gli amici.

«Quei 30mila euro mi servivano per pagare questi debiti – ha detto ai giudici – ma io non le ho mai chiesto soldi. È stata sempre lei a darmeli, purché servisse per farmi stare tranquillo, diceva».

Secondo la procura tutti i reati che l’imputato avrebbe commesso sarebbero riconducibili alla sua continua necessità di denaro: circa 900mila gli euro passati dal suo conto corrente nei tre anni precedenti all’arresto. Fatto sta che Pantaleoni ha spiegato in aula come, per far fronte a qui debiti, la sua amica gli avesse messo a disposizione bancomat e carte di credito, e anche le chiavi di accesso della propria home banking.

«È stata lei che si è offerta di darmeli, si fidava di me e io le gestivo i suoi pagamenti. E mi disse che se avevo bisogno potevo attingere al suo conto tranquillamente: “purché tu stia sereno” diceva. E io quei soldi li ho usati per fare la bella vita. Ma lei sapeva ogni volta quando facevo un’operazione, le arrivavano anche i messaggi sul cellulare».

«Io non le ho svuotato il conto, è stata lei che me lo ha fatto svuotare – ha replicato al pubblico ministero – Quando uno è ludopatico, il problema dei soldi che poi finiscono non se lo pone. Ma la mia intenzione è sempre stata di restituirle tutto, circa 300mila euro».

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