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L'ultima intervista di Enrico Pieri: «Vi racconto Sant’Anna, dalla strage alla memoria. Ma occhio ai pericoli»
Il simbolo dei sopravvissuti all'eccedio nazista, a fine 2019 raccontava al tirreno la pace e i nuovi fascismi. «Così Stazzema è un simbolo per l’Europa»
Riproponiamo di seguito l’intervista fatta a Enrico Pieri e pubblicata sul Tirreno del 31 dicembre 2019. In quell’occasione il superstite dell’eccidio e per anni presidente dell’associazione Martiri di Sant’Anna di Stazzema fu nominato "personaggio del decennio".
SANT'ANNA DI STAZZEMA. Con la sua testimonianza, portata nelle scuole e nel Museo della Resistenza a Sant’Anna di Stazzema, non di rado fa piangere qualche ragazzo. Ma alla fine riceve sempre tanti, tantissimi, abbracci. Enrico Pieri, superstite della strage di Stazzema e presidente dell’Associazione Martiri di Sant’Anna, oggi ha 85 anni, molti dei quali spesi a raccontare l’orrore dell’eccidio, a predicare la pace come valore assoluto. È convinto che il lavoro fatto finora anche con i tanti incontri importanti avvenuti nel borgo della strage del 12 agosto 1944 abbiano fatto diventare Sant’Anna un luogo simbolo dell’Europa riconciliata. «Ma c’è ancora molto da fare - dice - venire quassù per gli studenti dovrebbe essere un obbligo didattico».
Sente che l’impegno che ha dedicato in questi anni a tenere viva la memoria abbia seminato buoni frutti?
«Sì, oggi Sant’Anna è conosciuta come Marzabotto. Sia io che gli altri membri dell’Associazione martiri ci siamo spesi molto e i risultati si vedono. Come antifascista mi rendo conto che di memoria c’è tanto bisogno. A Sant’Anna è stata commessa una strage, e qui è nata la nostra costituzione e una parte anche di quella europea».
Qual è stata in tutti questi anni la figura più importante per Sant’Anna di Stazzema?
«Dobbiamo molto a Carlo Azeglio Ciampi. Salì al Monumento Ossario il 25 aprile del 2000. Nello stesso anno è nato il Parco nazionale della Pace ed è soprattutto merito suo».
Il momento più emozionante di questi anni di celebrazioni e incontri?
«La presentazione del libro di Oliviero Toscani "I bambini ricordano. Sant’Anna di Stazzema 12 agosto 1944" in occasione del sessantesimo anniversario. Sarà ciò che più rimarrà nella memoria. Un’altra persona che ha dato molto a noi superstiti è l’artista Novello Finotti che organizzò la mostra "’Soffio d’anime’’ sulla piazza della chiesa e ha regalato al Parco della Pace altre due sculture che sono esposte nella piazza della chiesa. Infine l’abbraccio fra l’allora presidente della repubblica Giorgio Napolitano e il presidente della Germania Joachim Gauck, un avvenimento molto importante che ha proiettato ufficialmente Sant’Anna a livello europeo».
Si può dire che sia un luogo simbolo dell’Europa unita e pacificata? E teme che questi principi possano tornare in discussione?
«Il pericolo c’è. Bisogna fare in modo che luoghi come Sant’Anna siano visitati dai ragazzi europei come i campi di concentramento. La memoria ha bisogno di memoria. La seconda guerra mondiale ha distrutto l’Europa e da quei luoghi è rinata».
Ha fiducia nei giovani di oggi?
«Che bello vedere tanti giovani venire qui ad ascoltare commossi la storia di questa tragedia del Novecento. Mi trasmettono molta fiducia. Però non bisogna stare a guardare, perché c’è bisogno di impegnarsi per fare prevalere un mondo senza muri».
La delusione più grande?
«Mi sento responsabile, e sconfitto, perché con i soldi che sono stati concessi a Sant’Anna dal 2000 non siamo riusciti a realizzare un luogo dove poter ospitare una scolaresca. Quello che doveva diventare il centro di accoglienza ed essere la soluzione, dopo oltre 10 anni, non è ancora terminato».
Quando sente personaggi pubblici come ad esempio quel docente universitario di Siena esaltare Hitler e il nazismo cosa prova?
«Mi fa male, e dico: possibile che non siamo riusciti ancora a eliminare quel cancro lì?».
Malgrado le condanne al processo contro le SS responsabili dell’eccidio nessuno ha mai pagato con il carcere le sue colpe. È una sconfitta di chi?
«La giustizia tedesca non voleva fare un processo sul passato della Germania. Penso che la storia sia superata, e ben chiara, ma è una macchia che per loro rimane. Come rimane anche per l’Italia perché non sono mai stati condannati i fascisti che hanno accompagnato i tedeschi fin lassù».
Cosa c’è ancora da fare a Sant’Anna di Stazzema per coltivare la memoria e i valori della pace?
«Per fortuna ci sono insegnanti che da più di 20 anni accompagnano le classi quinte nel Parco della Pace, come il liceo scientifico di Livorno Enriques. Ogni anno circa tredicimila studenti vengono in visita ma con Sant’Anna dovrebbero essere sviluppati progetti scolastici affinché il maggior numero di ragazzi conoscano la sua storia e i superstiti».
Dopo la sua donazione verrà realizzato un ostello per accogliere nel Parco i giovani di tutta Europa: come vorrebbe che questo luogo venisse valorizzato?
«Ho visto il progetto dell’architetto Francesco Bettini e mi piace. Basta sia una cosa semplice, di montagna, perché si possa ospitare almeno una classe di alunni».
Voi superstiti dell’eccidio siete ormai rimasti in pochi: le viene mai il timore che quando non ci sarete più possa perdere forza il ricordo di quel 12 agosto e il messaggio che avete testimoniato per tutta la vita?
«Le perdita delle nostre testimonianza sarà senz’altro una lacuna e la memoria perderà forza inevitabilmente. La storia continuerà ad essere narrata e ricordata dai libri, dai documenti storici nel Museo della Resistenza e dalla stessa chiesa con la sua piazza, il luogo dove avvenne l’eccidio di circa 130 tra donne, anziani e bambini».
Come è cambiata Sant’Anna negli ultimi 10 anni?
«Adesso è molto conosciuta. Nel museo ci vorrebbe qualcuno che parlasse anche tedesco perché la maggior parte dei visitatori proviene dalla Germania: il messaggio di pace di Sant’Anna è arrivato fortissimo anche al di là delle Alpi. Ha influito anche la vicinanza dell’associazione AnStifter di Stoccarda e il premio consegnato a me e ad Enio Mancini nel 2013».
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