Sicurezza
Si strappa le ciglia perché i compagni lo prendono in giro
I suoi pantaloni non sono alla moda. Neanche la magliettina è quella che tutti i bambini bramano. Il suo abbigliamento sfugge ai canoni degli altri compagni di classe. Per questo lo vedono tutti come un diverso. È qualcuno che non fa parte del gruppo, del branco. E gli altri bimbi a scuola lo trattano male per questo: lo prendono in giro, lo fanno sentire inadeguato, uno straccione. Con tutta la crudeltà che i bambini riescono a trasmettere. Quell’odio assomiglia a quello dei grandi riesce a ferire molto di più e arriva più in profondità, soprattutto in quel bambino vessato che un po’diverso ci si sente. Nessun amichetto interviene a difenderlo: è la legge del più forte.
Marco (nome di fantasia, ndr) quando è in bagno si guarda allo specchio e comincia anche lui a odiare quell’immagine riflessa. Vede quello che gli altri bambini gli fanno notare, e si disprezza. Vorrebbe cambiare quell’immagine, martirizzarla, umiliarla; come se facendolo potesse prendere le distanze da quel bimbo che tutti prendono in giro ogni giorno.
Così, con le dita si prende la palpebra tra l’indice e il pollice e comincia a tirare. Prima piano, poi sempre più forte. Finché le ciglia non si strappano. Quel dolore dentro diventa fisico. Dopo un attimo passa. Tira di nuovo. Fa male ma finisce. Così continua come per far uscire possa calmarsi tutta la sofferenza che le parole a scuola gli provocano.
I genitori si accorgono subito di cosa sta accadendo, provano a parlare con il bimbo ma niente riesce a placare quel pianto soffocato. Decidono quindi di rivolgersi alla preside dell’istituto comprensivo Gaber di Lido per parlare di quello che sta accadendo, per chiedere aiuto. Per capire come fare a superare tutto insieme.
Da lì viene chiamato lo psicologo. A essere coinvolti nel percorso non solo i genitori ma anche Marco, che adesso ha qualcuno con cui parlare. Con lui anche i docenti, che adesso hanno un occhio speciale sulla situazione, e i compagni di classe che forse adesso capiscono che quelle parole di scherno non sono altro che pugnali al cuore.
C. B. M.
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