Il Tirreno

Versilia

Il dislessico rinasce dopo essere stato trattato come disabile

C.B.M.

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Giorgio (nome di fantasia, ndr) è un bambino allegro e sveglio ma la scuola non sembra il suo forte. Ha difficoltà e non riesce a studiare come tutti gli altri. Ma la sua non è svogliatezza: le parole che legge sul libro di storia gli si confondono in testa e nessuno riesce a capire il perché. Il piccolo giorgio non abita a Lido e la sua scuola non ha progetti di inclusione.

Quindi la soluzione trovata dalle insegnanti è semplice: nella classe ci sono due compagni disabili che hanno un insegnante di sostegno, basta affidarlo a lui e il problema è risolto. Sembra che abbia un ritardo ma nessuno ha mai diagnosticato un problema. «Avere un insegnante in più non può fare male», viene fatto facile di pensare.

Invece quella scelta lo fa stare peggio. Gli altri compagni cominciano a percepirlo come “ritardato”, come disabile e, in maniera quasi automatica, cominciano a emarginarlo, a non considerarlo come uno di loro. Luciano si chiude a riccio e si isola a sua volta. Inizia la spirale e anche quei pochi amichetti che aveva cominciano a evitarlo, non lo invitano al compleanno, non ci parlano. I genitori prendono consapevolezza di questa situazione e decidono che la scuola non sta facendo il bene del figlio. Così sentono parlare dei progetti dell’Istituto comprensivo Gaber e lo iscrivono.

Qui, anche tramite il lavoro della dottoressa Anna Serra, arriva la diagnosi di dislessia. Giorgio non ha niente di sbagliato, ha solo un’esigenza speciale per l’apprendimento. Ma è perfettamente capace di fare tutto quello che fanno gli altri e di imparare allo stesso modo. Così viene aperto un progetto didattico personalizzato che viene cucito sulle sue possibilità, su quella peculiarità che non ha niente a che vedere con la disabilità e che non significa “ritardo”.

Luciano incomincia a vedere i progressi e i voti salgono. La sicurezza in sé comincia a scorrere di nuovo nelle vene come un calore che si espande. Bastano pochi mesi e Giorgio finalmente ha la voglia di giocare e di condividere. I suoi nuovi compagni non lo percepiscono come un diverso e lui, finalmente, è uno della classe.

C.B.M.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web