Il dolore
Al bimbo “diverso” viene spento sempre il microfono in Dad
I bulli sono sempre esistiti. Per loro la vita scorre in maniera diversa rispetto ai propri compagni: il tempo ha e ha senso solo nel momento in cui possono torturare, deridere e umiliare quel compagno “diverso”. Basta poco per far sentire una persona fuori dal gruppo, per farlo sentire male con sé stesso. I bulli fiutano la propria vittima, sentono la sua debolezza, e la perseguitano. A muoverli anche un disagio che non sanno gestire.
E se qualcuno pensava che la didattica a distanza fosse un deterrente a questi comportamenti, non è vero.
Francesco (nome di fantasia, ndr) è la vittima delle prese in giro di tutti. Quando è arrivata la dad ha tirato un respiro di sollievo perché pensava che la tortura fosse finalmente finita. Invece l’incubo lo ha seguito. Ogni volta che provava a parlare o che l’insegnante gli faceva una domanda il branco si scatenava. I suoi compagni di classe avevano trovato il modo di disattivare sempre il microfono e lui, nella più totale frustrazione, doveva riaccenderlo.
«I meccanismi sono pressoché identici anche nella versione online del bullismo – spiega lo psicologo scolastico Vincenzo Marsicovetere – cambia solamente il mezzo attraverso il quale viene messo in atto». Così una fonte di diversità e di presa in giro sono anche i social network come TikTok. La popolarità viene misurata in follower e in cuoricini messi al video. Se non sono abbastanza, il bambino non è nella cerchia dei vincenti. I commenti ai post diventano quindi spietati, anche se cancellabili.
C. B. M.
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