Lutto
Incubo finito, Sara e Lia sono tornate a casa: "Grazie a chi ci ha aiutato"
Le due donne viareggine rimaste bloccate in Sudafrica a causa della cvariante sono atterrate venerdì due dicembre a Fiumcino
VIAREGGIO. L’incubo è finito. Sara Cupiti, 43 anni, e la madre Lia Losa, 83, sono riuscite a rientrare dal Sudafrica, dove erano state bloccate da sabato scorso a causa del diffondersi della variante Omicron del Covid.
Alla fine a riportarle in patria non è stato, come sembrava qualche giorno fa, un volo militare, ma un volo commerciale della compagnia olandese Klm, messo a disposizione dal consolato italiano in Sudafrica.
Il volo è partito nella notte tra giovedì e venerdì da Citta del Capo ed è arrivato nella mattinata di ieri ad Amsterdam. Da qui le due donne si sono imbarcate per Fiumicino. La possibilità del rientro all’interno dei confini italiani, pur se provenienti da un paese dichiarato off-limits come il Sudafrica, è stata loro garantita dal fatto di essere cittadine italiane. Ad accogliere all’aeroporto di Roma è stato Marco Fagioli, il marito di Sara, partito nella mattina di ieri da Firenze (la città nella quale la coppia vive) in auto alla volta della capitale, segnalando ogni tappa con un post su Facebook.
E proprio i social network hanno avuto un ruolo importante nel rendere nota la storia di Sara e Lia, fin dal video in lacrime che la 43enne di origine viareggine aveva postato quasi una settimana fa. Un groviglio di momenti difficili,sia a livello personale che a livello collettivo, quello che finalmente ieri pomeriggio si è sciolto.
Sara e Lia, piuttosto conosciute a Viareggio (sono state anche candidate al consiglio comunale e Sara ha partecipato nel 2009 al Festival di Burlamacco), erano dovute andare in Sudafrica per un motivo tragico: la morte del fratello di Sara, da molti anni residente in Africa. Sono serviti dieci giorni per svolgere le pratiche burocratiche e sono stati decisivi: in questo lasso di tempo, infatti, il Sudafrica è stato invaso dalla variante poi ribattezzata Omicron. Risultato: molti Paesi, in Europa, hanno chiuso le loro frontiere a chi arrivava da quello Stato. Fra questi, la Svizzera. E visto che il volo per rientrare in Italia programmato dalle due donne era proprio uno Swiss Air con scalo nel Paese alpino, questo ha voluto dire rimanere a terra.
Da quel momento, i giorni successivi sono stati caratterizzata da una girandola di tentativi a volte sfumati in extremis, come la possibilità di un volo militare. Poi giovedì pomeriggio la soluzione è arrivata. E da ieri sera Sara ha potuto riabbracciare suo marito e i suoi figli che da troppo tempo la stavano aspettando. "Finamente a casa - scrive - Non ringrazierò mai abbastanza tutte le persone e le istituzioni che ci hanno sostenuto e che fattivamente o anche solo con un pensiero o una parola ci sono state vicine. Grazie mille, davvero".
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