Gioco
Ario Mela, da sessant’anni in sella nel suo negozio
Viareggio: la sua storica ciclofficina in via Maroncelli aprì il 2 dicembre 1961. «Smettere? È facile a dirsi. Io sono attaccato al mio lavoro, a questo posto»
VIAREGGIO. «Tra i clienti, ogni tanto qualcuno mi chiede: “Che aspetti a smettere?”. È facile a dirsi. Io sono attaccato al mio lavoro, a questo posto».
A maggio Ario Mela compirà 82 anni, 60 dei quali trascorsi nella sua “bottega”: la chiama così la ciclofficina di via Maroncelli avviata nel 1961, proprio il 2 dicembre. «Quando l’ho aperta mica pensavo che sarei andato avanti così a lungo. Questo mestiere, però, per chi lo fa con passione e mettendoci il cuore, è come una droga: non lo sente il sacrificio, né il peso di fermarsi in negozio un paio d’ore in più o magari tornare dopo cena perché c’è un lavoro da portare a compimento». La normalità per quella generazione di biciclettai che a loro modo hanno segnato un’epoca, lunga decenni, a Viareggio. «Oggi, invece, è tutto diverso: chi apre un’attività come questa manca di esperienza, si lascia guidare dall’improvvisazione. E di conseguenza può capitare che faccia dei macelli. La figura del meccanico come era concepita una volta non esiste quasi più. Ora si trovano principalmente ricambisti, abituati a maneggiare materiali già pronti, spesso senza un adeguato insegnamento. A me invece piaceva trasmettere ciò che sapevo ai ragazzi che lavoravano da me in bottega come apprendisti: in diversi poi si sono messi in proprio».
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Sono cambiati i tempi, riflette Mela. E anche il rapporto con i clienti. «Era più umano, basato sulla fiducia reciproca. Alcuni tra quelli che ho conosciuto quando erano bambini tornano ancora oggi, a distanza di 50-60 anni. Con loro è nata un’amicizia». Compresi diversi vacanzieri che passavano dal suo negozio prima o dopo una giornata di mare nel caso in cui avessero bisogno di far riparare la bici. «Cesare Maldini veniva qui spesso. E con lui, altri della famiglia (che frequenta da decenni il bagno Principe di Piemonte): educati, ma riservati». E se arrivava qualcuno in negozio che chiedeva di poter pagare il lavoro in due o tre volte, «io glielo facevo comunque, perché sapevo di avere di fronte una persona seria. Capitava di andare incontro a chi magari aveva meno possibilità».
Ario Mela era poco più che ventenne quando decise di mettersi in proprio. «Dapprima lavorai nella concessionaria dei fratelli Del Pistoia, al mercato. Loro però ad un certo punto smisero, decisero di cambiare settore. E allora cominciai, assieme ad altri due ragazzi, a montare le bici da Loli & Checchi: pezzi col telaio in acciaio inox, oggetti di valore, qualcuno per strada se ne trova ancora oggi. Poi cominciarono ad arrivare dalle fabbriche quelle già pronte. E così, io e Orsetti aprimmo il nostro negozio. Dopo qualche anno ci dividemmo, lui se ne andò, io rimasi. E da qui non sono mai più mosso».
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