Gioco
La Forte dell’Ottocento: il regalo di don Piero ai fedeli per i 25 anni a Sant’Ermete
Gli scritti d’autore di Ingeborg Magnussen come omaggio per festeggiare un quarto di secolo di Malvaldi nella parrocchia
forte dei marmi. «Per fortuna il paese che avevamo scelto, Forte dei Marmi, semplici abitazioni di marinai nelle vicinanze delle spiaggia e alcune abitazioni senza pretese per ospiti, non era da chiamare un vero e proprio luogo di balneazione». Correva l’estate del 1881, e la venticinquenne tedesca Ingeborg Magnussen che diventerà poi una celebre pittrice e scrittrice, era già da un anno in Italia per approfondire i suoi studi. Così, per sfuggire alla calura estiva di Firenze, arrivò al Forte. E questa fu la sua prima impressione. Una Forte dei Marmi lontana mille miglia da ciò che è oggi, ma spontanea e vivida, e per questo testimonianza inedita e importantissima per conoscere e per capire, come di lì a qualche anno, anche tanti altri grandi artisti tedeschi finirono per approdare qui. Il racconto di quegli anni, riemerge, oggi, grazie ad un particolarissimo dono che monsignor Piero Malvaldi, che compie 25 anni di presenza al Forte, ha voluto fare ai fortemarmini.
«Nel Dna dei fortemarmini – spiega monsignor Malvaldi –, da sempre, è presente l’accoglienza e il rispetto per gli ospiti. Un ulteriore prova di questo sentimento l’ho avuta scorrendo una pagina del diario di Ingeborg Magnussen, una simpatica e intelligente ragazza tedesca ospite a Forte dei Marmi alla fine del 1800. Me l’ha inviata all’inizio dell’estate il signor Peter Sieve al quale sono riconoscente perché è davvero un documento molto interessante da far conoscere. Dato che l’originale era in lingua tedesca ho chiesto all’amico Peter Wallbrecht di tradurla in italiano per renderla accessibile a tutti. Ne è uscito uno squarcio davvero bello sulla realtà sociale, povera ma accogliente, del nostro paese (siamo nell’estate del 1881) allora sconosciuto ai più e su alcuni personaggi appartenenti alle famiglie Foffa e Polacci».
Le pagine e gli schizzi della Magnussen sono quindi finiti a impreziosire il numero de “I Quaderni della Propositura” da quest’oggi in distribuzione gratuita nella chiesa di Sant’Ermete. Paesaggio, personaggi, usanze, incidenti e sentimenti si susseguono in questo diario: «Dalle case si vedeva dritto sulla spiaggia e sul mare, senza ostacoli, volava la brezza leggera che portava refrigerio nelle lunghe giornate di luglio – scrive Ingeborg –. Sul retro ogni casa possedeva la sua pergola ombrosa dove si sentiva un profumo caldo di uve in maturazione che pendevano scure e attraenti dalle foglie. Le nostre stanze – continua - avevano la pavimentazione in mattoni rossi e i letti erano con i materassi di paglia di mais. Mio padre conosceva assai bene le spensierate inadeguatezze di questo paese e sapeva che anche sua figlia non le considerava con fastidio».
Anche la vita dei primi villeggianti appare serena: «La mattina apparteneva senza eccezioni al mare, alla sabbia calda, allo sport sulla risacca e al riposo sulle sdraio, cullati dal dolce rumore delle onde che rotolavano verso la spiaggia. Il pomeriggio si passava nella pineta».
Il pontile con i buoi che portavano il marmo all’imbarco poi, la fanno entusiasmare: «Per ore si poteva rimanere incantati ad osservare», dice la Magnussen che rievoca perfino quando i navicelli, per la tempesta imminente, dovevano essere tirati in secco a braccia. O come quella volta che il blocco di marmo cadde in mare assieme al carro e ai buoi.
Affascina anche il racconto delle semplici domeniche pomeriggio in piazza e dell’orchestra in divisa che suonava per far ballare le persone, o di Sant’Ermete, «il giorno del patrono dei marinai» con una grande festa e la processione all’aperto. Le parti più toccanti, però, sono quelle dedicate alle persone che Magnussen incontrò in quegli anni, ragazze di cui rimane solo il nome, l’Isolina, l’Angiolina, i loro fidanzati, e le loro famiglie che prese tra l’altro a ritrarre con maestria sul suo taccuino, in veri scatti di vita quotidiana. E poi le amicizie, come quella con i Foffa, che per due anni l’attesero al Forte temendo il peggio per la notizia di un incidente ferroviario sulla tratta di Genova, contemporaneo al suo rientro in Germania, al punto che «il vecchio Foffa ormai ottantaquattrenne quando, durante questi due anni, il lavoro lo portava Pietrasanta o a Querceta regolarmente aspettava un treno che o da sud o da nord passasse nella speranza di vedere il mio viso al finestrino».
«A quel tempo -–conclude la Magnussen che morirà novantenne nel 1946 – vissi ancora molti altri commoventi episodi con questo popolo di natura fondamentalmente nobile, più prezioso dei tesori dell’arte. Infatti cosa sono tutta la bellezza, tutta la ricchezza e tutto il lustro delle cose di questo mondo, se non è anche presente il calore e l’affetto della gente?».
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