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sul lungomare 

Mokambo, fumata nera Un fondo al Comune

R.F.
Mokambo, fumata nera Un fondo al Comune

L’amministrazione non prenderà l’ex locale chiuso 14 anni fa ma gli spazi vicino al Nuovo Lido per farne ufficio turistico

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forte. L’amministrazione comunale intende acquisire direttamente la concessione demaniale dei fondi inutilizzati da anni in viale Achille Franceschi, al civico 8/C, proprio quelli a fianco della sede dell’Associazione albergatori e nei pressi del fondo già in uso al Comune e utilizzato dalle associazioni. Iil tutto, come si sa, in una zona centralissima, praticamente quasi davanti alla piazza Marconi e nello stesso stabile del Cinema Nuovo Lido. Sarà destinato a scopi istituzionali, molto probabilmente a un ufficio di accoglienza turistica.

Si tratta di uno spazio piuttosto ampio avendo una superficie complessiva di mq. 159 (di cui 110 coperti e 49 asserviti).

L’indiretta conferma dell’operazione è arrivata in questi giorni, grazie all’incarico che la giunta Murzi ha affidato al geometra Alessandro Tarabella di Seravezza per la redazione del modello ministeriale necessario, appunto, per procedere in questa acquisizione. C’è da dire anche che la storia di questi locali affonda negli anni, poiché già nel gennaio 2018 venne fatta la richiesta di manifestazioni di interesse per questo stesso immobile che era ed è di proprietà dello Stato e che viene gestito come tale dal servizio demaniale del Comune. Su di loro, infatti, era stata attiva una concessione demaniale che risaliva al 2005 e che era stata poi dichiarata decaduta dal Comune per inutilizzo. Una vicenda quest’ultima che aveva visto sia un ricorso al Tar che al Consiglio di Stato da parte della vecchia concessionaria.

Se dunque sembra avviata a soluzione nel migliore dei modi la storia di questi fondi, così non sarà invece per l’ex Mokambo. Non trova alcun riscontro tra gli amministratori, infatti, l’indiscrezione circolata che il Comune prenderebbe direttamente in concessione anche l’ex pizzeria ristorante che chiuse i battenti ormai quattordici anni fa. E che da allora è precipitata in un progressivo degrado, per mascherare il quale, da tempo, sono state utilizzate alcune suggestive gigantografie del paese. In effetti a provare a rimediare questa situazione ci provò l’amministrazione comunale nel 2016 emettendo una procedura comparativa pubblica per aggiudicare il locale per un minimo di quattro anni, aumentabili fino a venti, a seconda dell’investimento che l’eventuale nuovo concessionario si fosse dimostrato disponibile a fare. Dalla procedura di assegnazione a prova di Bolkenstein, avrebbe dovuto emergere anche il futuro del locale, infatti la selezione era stata prevista proprio sul progetto oltre che, ovviamente sull’offerta. Nessuno però si fece avanti e tutto è rimasto come allora. Si disse, infatti, che tra spese per rimetterlo in funzione e bonificarlo ci sarebbero volute cifre considerevoli, a cui andava aggiunta per di più anche la concessione annuale, mentre la redditività di un nuovo locale, sia pure in quella prestigiosa posizione, non avrebbe probabilmente garantito la copertura delle spese necessarie e i giusti guadagni.



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