Il Tirreno

Versilia

Il personaggio

Il calamaro torna a casa. E ora il “romanzissimo” di Fabio Genovesi

Cristina Bulgheri
Lo scrittore versiliese Fabio Genovesi
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Lo scrittore versiliese Fabio Genovesi

Lo scrittore chiude il suo tour allo Jenco: «Niente sequel, si va in un’altra direzione»

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VIAREGGIO. Un cerchio che si chiude e che ha in Versilia il suo punto di partenza e d’arrivo. Il lungo viaggio, per mari e oceani, de “Il calamaro gigante” era partito infatti i primi di giugno da Villa Bertelli a Forte dei Marmi e oggi pomeriggio (ore 17.30) troverà il suo approdo a Viareggio, dove è in programma al teatro Jenco, l’ultimo incontro – organizzato da Comune in collaborazioen con la libreria Lettera 22 – tra il pubblico e Fabio Genovesi, che alla terra di Versilia è radicato come un pino marittimo che si proietta al mare e ne respira il salmastro.

Da mare a mare: una lunga avventura che ha attraversato l’Italia e non solo…

«Dal mare dell’Italia all’Atlantico: se metto nel conto anche i due mesi trascorsi dietro al Giro d’Italia e al Tour de France, che comunque si sono intrecciati ai tanti incontri, ai festival, ai meeting, il mio tempo trascorso a casa in Versilia si ferma a nove giorni. Tutto il resto si è consumato in alberghi di tantissime città. È stato bello ma, come accade a fine estate sulle nostre spiagge, è davvero arrivato il momento di togliere gli ombrelloni, salutare i bagnanti e tornare alle proprie dimore. La stagione balneare è finita e ci si prepara ai mesi del riposo e dei bilanci ma soprattutto dei progetti. Quel momento bellissimo carico di potenzialità, di idee che devono prendere forma in cui tutto può accadere».

E magari accade che ci scappa una nuova storia in cui tuffarsi.

«Oddio per adesso sono davvero in alto mare, anzi altissimo mare. Devo vedere che cosa va e seguire quell’idea. Quello che so per certo è che ho voglia di scrivere un romanzo, anzi un “romanzisissimo”, mentre intanto si muovono altre idee per altre iniziative, compresa anche un’ipotesi teatrale. Il racconto a voce mi appassiona molto».

Il “romanzissimo” potrebbe configurarsi come un sequel dei precedenti “Chi manda le onde” o “Il mare dove non si tocca”?

«Di fatto ho richieste per un sequel e non è che non lo voglio scrivere, è semplicemente che per adesso non ho niente in mente. Quindi no, sarà qualcosa di diverso. Si va in un’altra direzione. E devo dire che questo per me è il momento più bello. È il momento della creazione, quello delle aspettative, del tutto può succedere. L’importante è lasciare che sia, che il magma prenda forma».

E poi accade il miracolo della scrittura.

«L’essere a casa facilita la scrittura. Io a casa mia sto bene e trovo quella dimensione giusta che mi permette di lavorare sulle idee. La mia vita in Versilia ha i ritmi cadenzati degli uccelli: sveglia all’alba, lavoro, giro sul pontile, pranzo, lavoro e camminata sul mare, anche con il brutto tempo. Per poi tornare al nido e far tesoro di quei respiri profondi, di quegli sguardi lontani che spingono i pensieri oltre l’orizzonte per portarli lontano. E poi voltarsi e vedere le Apuane. Essere sospeso tra mare e montagna ti rende strano, ti forgia il carattere: le persone nate qui sono buonissime e ruvidissime al tempo stesso. Ecco io penso che ognuno di noi nasca con un posto che gli appartenga. Io sto bene qui dove sono nato».

Nato e cresciuto in Versilia, ma non solo a Forte dei Marmi. Nel suo album dei ricordi ci sono anche foto di Viareggio.

«Sì certo, ed è per questo che ci tenevo molto a chiudere il tour di presentazioni proprio a Viareggio perché Viareggio mi ha salvato la vita quando ero adolescente ed ero solo. Allora prendevo il pullman e venivo in Passeggiata e passavo i sabati pomeriggio nei negozi di dischi del lungomare. C’era Atlantic Star e MondoDisco. Lì, con qualche amico e la musica, ho trascorso tantissime ore. Oggi purtroppo questi esercizi commerciali non ci sono più, hanno lasciato il posto alle grandi catene di negozi e al tempo stesso un grande vuoto».

Non soltanto i negozi hanno chiuso i battenti, anche le sale cinematografiche, le librerie, i festival che a Viareggio sono nati e poi sono emigrati.

«Ci pensavo proprio in questi mesi girando l’Italia in lungo e in largo passando da un festival all’altro. Provavo ad immaginare come mai Viareggio, così centrale, non possa ospitare una manifestazione letteraria. Sarebbe bellissimo. Ci sono davvero tantissime realtà interessanti in varie località, che funzionano benissimo e richiamano tanto pubblico, non vedo perché in un territorio come il nostro non riesca a proporre qualcosa di simile».

La sfida è stata lanciata.

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