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Mare d’inverno, la proposta dei balneari a Viareggio: «Bar e ristoranti aperti sempre»

Donatella Francesconi
Mare d’inverno, la proposta dei balneari a Viareggio: «Bar e ristoranti aperti sempre»

L’iter dello strumento urbanistico che va oggi in commissione ha previsto anche un processo partecipativo che ha coinvolto voci autorevoli della città

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VIAREGGIO. La prova costume è più che lontana, ma la prova che attende i concessionari degli stabilimenti balneari e tutta l’economia che vi gira intorno, è ben più ardua. Oggi non potrà non esservi un segnale dell’amministrazione comunale nel corso della commissione urbanistica che questa mattina alle 10,30 si riunisce in Municipio (alle commissioni può assistere il pubblico, senza diritto di parola)per esaminare il Piano attuativo degli arenili che lunedì prossimo va al voto del consiglio comunale. Tante le questioni discusse da amministrazioni e balneari per arrivare a definire lo strumento urbanistico, dalle nuove piscine, alle risto-verande, alle recinzioni invernali per gli stabilimenti balneari, alla necessità posta dai balneari di superare l’obbligo di rimuovere parte delle strutture.

Ma nel Piano degli arenili c’è anche altro. Ovvero i temi messi sul piatto dalle interviste fatte – nell’ambito del Processo partecipativo previsto nell’iter – a 26 titolati di stabilimenti, di attività commerciali e ricettive, presidente di associazioni di categoria, associazioni ambientalisti (nell’articolo di lato l’elenco completo dei nominativi).

A cominciare da quello del rapporto tra attività balneari e resto della città: «Un tema affrontato in alcune interviste ha riguardato gli ulteriori sviluppi dell’economia cittadina legata al mare, che comprende sia tutti i sottoinsiemi delle categorie economiche che lavorano direttamente con il mare – come la nautica, gli stabilimenti balneari e la pesca – sia tutte le attività produttive che indirettamente possono beneficiare delle presenze degli utenti della spiaggia, come i ristoranti, le attività ricettive, gli esercizi commerciali», si legge nel rapporto delle interviste. Che continua: «Esiste, secondo il giudizio di alcuni, un problema di relazioni tra gli operatori dei vari settori economici (38 per cento degli intervistati). Sarebbe necessario da questo punto di vista creare una strategia comune che sappia innovare il settore del turismo proponendo non solo nuovi servizi, ma anche valorizzando le molteplici opportunità che il territorio offre (la presenza di beni naturalistici e culturali, la vicinanza con le città d’arte della Toscana, la qualità dei prodotti enogastronomici)».

Inoltre, per il 42% delle risposte fornite, «attualmente il sistema spiaggia non riesce dialogare in maniera proficua con la città». Un esempio di questa “separazione” messa in evidenza, è una delle risposte (che rimangono anonime) relativamente all’esigenza di «dare la possibilità di costruire case vacanza. Devono diventare tanti piccoli villaggi che rendono viva la città anche in inverno».

E c’è anche chi ha consegnato ai tecnici incaricati dall’amministrazione comunale questa esigenza di “separazione”: «Ci sono alcune zone della città in cui i bagni servirebbero cancelli di almeno due metri per la sicurezza». In realtà, sul retro della Passeggiata, il testo che va al voto prevede un metro e mezzo di altezza non di più.

Torna con forza, in tutte le dichiarazioni, il tema della cosiddetta “destagionalizzazione”, con il quale la Versilia non ha mai fatto pace. Qui prevale la richiesta della «possibilità di tenere aperti bar e ristoranti degli stabilimenti balneari nel periodo invernale». Insieme a quella di «dare nuovi servizi in inverno, sport come beach tennis, equitazione, beach soccer. Ma anche turismo esperenziale: trascorrere dei giorni sulla spiaggia, dormire in case vacanza che permettono di vivere la spiaggia anche in inverno». Case vacanza che sono negate dal nuovo Piano.

Uno dei balneari intervistati così si immagina il mare d’inverno: «Sarei per utilizzare la spiaggia 365 giorni l’anno, la sfrutterei sempre. Ci sono stranieri, soprattutto del Nord che anche con 12 gradi si tuffano. Non dico ombrelloni, ma qualcosa di diverso. Come fosse una zona wellness». Richieste che si traducono in esigenza di strutture spesso non compatibili con la tutela del bene demaniale, come ad esempio le chiusure temporanee delle piscine.

Un quadro che mal si concilia con la realtà dell’attuale offerta balneare, quando la maggior parte degli stabilimenti dal primo fine settimana di settembre in poi scalpitano per iniziare a chiudere nel sottocabina ombrelloni e sdraio per terminare il lavoro estivo quanto prima possibile.

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