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Usi civici, il Comitato mette i paletti a Henraux e ambientalisti

T.B.G.

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seravezza. Sono tre i punti fermi del Comitato di Azzano che si occupa della vicenda degli usi civici della montagna seravezzina. Primo, che le terre collettive – quelle decretate come tali nella sentenza di primo grado di luglio 2020 – non dovranno essere alienate alla società Henraux, con nessuno accordo. Secondo, si dissociano dagli ambientalisti estremi che sono contro l’escavazione. E al contrario spiegano che – terzo punto – sono d'accordo per un'escavazione rispettosa dell’ambiente.

Il chiarimento dei cittadini di Azzano che seguono la causa sugli usi civici arriva a seguito di un intervento del neocomitato (un altro) per la trasparenza che si è espresso i giorni scorsi su questo tema a nome del suo coordinatore Rosario Brillante. «Come funghi nascono i comitati interessati agli usi civici – affermano da Azzano –. Ben vengano, a patto però di percorrere la via della chiarezza».

Poi aggiungono: «Tutto questo interesse concorre alla crescita di conoscenza dell’argomento, o almeno si suppone, e tutto sommato merita apprezzamento». Però specificano: «Non è il momento di ricostituire una Amministrazione separata dei beni di uso civico (Asbuc) che non ha risorse economiche liquide da amministrare». Potrà rinascere e funzionare «soltanto quando l’azienda che scava onorerà il dovuto, con gli arretrati» (una sorta di canone di affitto). La questione economica, secondo loro, fu «una delle cause del naufragio della Asbuc della montagna seravezzina». Terminò nel 2017, con le dimissioni in blocco del consiglio direttivo per la bocciatura dell’accordo su cui aveva lavorato con il Comune ed Henraux. C’è infatti un punto nodale sui cui il Comitato non ha dubbi: «Non sarà mai consenziente ad una trattativa che alieni la proprietà che deve restare ai nativi». Elemento importante, che quindi renderà davvero difficile la trattativa con Henraux. Infine spiegano che la lotta del Comitato «non è contro i rapporti di forza del sindacato aziendale e non è nemmeno, a fianco degli ambientalisti estremi, contro l’escavazione. E’ una lotta per non cancellare diritti millenari, per non privare chi verrà di un patrimonio che gli spetta ed è anche una lotta per capitalizzare, finalmente, il profitto dei beni di cui i nativi sono i legittimi proprietari». C’è poi una stoccata ad Henraux, che secondo loro sbaglia a considerare «come dato di fatto la piena proprietà degli agri». E soprattutto «non ci sta bene che l’azienda continui a perseguire la via di un’arrogante presupponenza».



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