Il Tirreno

Versilia

un fenomeno in crescita

Truffe in Rete e adescamenti in aumento anche in Versilia

Donatella Francesconi
Truffe in Rete e adescamenti in aumento anche in Versilia

Iniziativa della polizia di Stato diretta ai giovanissimi: «Chiedete aiuto e non vergognatevi di quello che vi accade»

3 MINUTI DI LETTURA





VIAREGGIO. Più 20 per cento di truffe messe a segno attraverso Internet, e crescono della stessa percentuale anche gli adescamenti e i fenomeni di pedopornografia in Rete. Il dato toscano non si discosta da quello nazionale e la provincia di Lucca mette a dura prova il personale della polizia Postale, il cui Dipartimento in Toscana è diretto da Alessandra Belardini. Ieri, martedì, in piazza Mazzini, la tappa viareggina di “Vita da social”, sesto appuntamento della nona edizione della Campagna educativa itinerante della polizia di Stato, 73 tappe sul territorio nazionale sui temi dei social network e del cyberbullismo. Ragazzi e ragazze delle classi terze delle scuole medie inferiori e delle seconde delle superiori hanno incontrato il personale della polizia Postale e per la mezz’ora in cui sono stati nel camper hanno avuto modo di riflettere al proprio rapporto con la Rete e i social.

Tutti rigorosamente connessi attraverso Instagram e Tik Tok, molti degli under 14 comunque già titolari di un profilo troppe volte lasciato aperto, soprattutto gli studenti di terza media hanno dato l’impressione di essere catapultati nel mondo dei grandi, attraverso telefonini, tablet, computer, senza sapere esattamente cosa li aspetta. «Cosa potrebbe volere chi vi avvicina, cerca di la vostra amicizia, chiede i vostri attraverso i social o i giochi on line», chiede il poliziotto a un gruppo di studenti della media “Michele Rosi” di Lido di Camaiore. «Fare un rapimento», risponde un tredicenne.

Naviganti della Rete, insomma, con in testa ancora Pollicino. E non è un caso che tutti i poliziotti che si sono alternati negli incontri abbiamo ricordato una cosa fondamentale: «Il virtuale è reale. Al di là dello schermo c’è sempre qualcuno in carne e ossa».

E allora, spiega Alessandra Belardini, anche se si è ragazzini ci sono dei passi da fare per qualsiasi incontro in Rete: «Fare domande, chiedere “chi sei?”, “dove vivi?” e soprattutto far sapere sempre che si è parlato dell’incontro con un adulto, che sia un genitore o un insegnante». Adulti, soprattutto in famiglia, che devono “leggere” i segnali chiari che i giovanissimi intrappolati nella Rete mandano: «Prima di tutto lo stare incollati al telefono cellulare sempre, anche durante le ore notturne. Poi, un figlio/a cambia abitudini all’improvviso e non vuole più andare a scuola, o a fare sport». Ma, soprattutto – la dirigente del Compartimento di Polposta e delle comunicazioni per la Toscana non smette mai di ripeterlo – «non deve esserci privacy nel cellulare di un figlio/a. E i genitori non devono abdicare alla loro potestà». Maria (il nome è di fantasia) risponde – al poliziotto che con molta preparazione sa spiegare coinvolgendo i 12/13enni delle “Michele Rosi” – di avere il profilo di Instagram aperto. «Bene, allora diciamo che ti contatta “Pinco Pallo”», continua il poliziotto: «Ma tu lo conosci “Pinco Pallo”?». «No», risponde Maria. «Ma lui invece sa come ti chiami, sa in che città stai e può decidere di venirti a cercare», mette in guardia il poliziotto circondato da decine occhi sgranati da sopra le mascherine.

Il messaggio della Polposta che gira l’Italia per raggiungere i più giovani è soprattutto uno: «Chiedete aiuto. Non dovete vergognarvi». Un passaggio che può essere fatto anche utilizzando “YouPol”, l’ applicazione che permette all’utente di interagire con la polizia di Stato inviando segnalazioni (video, audio, immagini e testo) relative a episodi di bullismo, spaccio di sostanze stupefacenti e violenza domestica.


© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa