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Albero caduto in via Fratti: il Comune di Viareggio paga i danni alle donne ferite e alle strutture
La perizia dell’agronomo incaricato da una cittadina: i lavori eseguiti per asfalti, cabina telefonica, fognature hanno danneggiato la stabilità del grosso pino
VIAREGGIO. Il titolare della pasticceria Nilo’s, Rossano Spadoni, aveva segnalato il problema del pino caduto a fine settembre 2020 di traverso sulla via Fratti già a giugno dello stesso anno: «C’era un ramo pericolante», raccontava in quei giorni al Tirreno, «sono venuti i vigili, hanno segnato questo e altri alberi. Lo sapevano che prima o poi sarebbe caduto. Il pino era stato segnato con una etichetta ben visibile, però non è stato fatto nulla. Non è stata una sorpresa. E c’è chi ha rischiato davvero». Due donne che erano sedute sotto la veranda della gelateria rimasero ferite. A distanza di un anno si apprende che il Comune di Viareggio ha dovuto farsi carico per intero delle spese richieste dalle assicurazioni. A partire dal risarcimento dell’auto, per ottenere il quale la proprietaria si è affidata alla perizia dell’agronomo Giovanni Ricottone. Perizia nella quale viene ricostruito come il cedimento del pino domestico sia avvenuto «in concomitanza di raffiche di vento di velocità ordinaria per la zona (circa 50-60 chilometri/ora) che hanno battuto la costa della Versilia la mattina del 25 settembre. Nei giorni precedenti (24-25 settembre) si erano susseguiti momenti di pioggia intensi».
Le ispezioni dell’agronomo, tra i più esperti, hanno portato a osservare «come l’evento sia avvenuto per ribaltamento della zolla radicale, con fulcro di rotazione sottovento, in prossimità del colletto» della pianta. Gli esami effettuati non potevano prescindere dalla considerazione delle caratteristiche specifiche del pino domestico. Pianta che ogni volta che non si trova nelle condizioni che ne favoriscono sviluppo e stabilità vede diminuire « le condizioni di tenuta statica, in funzione della compattazione del suolo, della sua ritenzione idrica e della sua ossigenazione». La tipologia di cedimento maggiormente riscontrabile nella specie – continua la perizia – «è il ribaltamento della zolla radicale. Questo fenomeno si manifesta maggiormente quando eventi meteorici che generano carichi eccezionali determinano condizioni di saturazione idrica del terreno, seguiti da forti venti».
Il pino caduto – 50 anni di età, alto circa 20 metri e con diametro del fusto di circa 38 centimetri – «era vegetante in adiacenza a un leccio, e si trovava a distanza di circa 60 centimetri dal cordolo di confine con la carreggiata stradale e la relativa zona a parcheggio. A distanza di circa 30 centimetri dal colletto era stata realizzata una platea in cemento armato spessa circa 30 centimetri, con due pozzetti di ispezione, sopra la quale è stata posizionata una cabina telefonica. A ridosso del colletto della pianta era stato impiantato un palo di segnaletica verticale con relativa buca cementata. Lungo la via Fratti, a distanza di quattro metri dal colletto, è presente un tombino di scolo dell’acqua piovana collegato alla rete di scarico sotterranea». Come uccidere un albero, dunque. Tanto che l’agronomo scrive: «Le diverse opere antropiche e i relativi lavori di scavo o scarificatura che si sono susseguiti nel tempo per la realizzazione della fondazione in cemento armato (lato Nord), la manutenzione della carreggiata stradale, la realizzazione della fognatura hanno sicuramente comportato una riduzione dell’apparato radicale, con tagli o danneggiamenti della zolla attiva che sono arrivati a una distanza molto ravvicinata al colletto».
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