Il Tirreno

Versilia

In cinquanta sono seguiti dal Serd per la dipendenza

C.B.M.
In cinquanta sono seguiti dal Serd per la dipendenza

Sono una parte residuale rispetto al migliaio di utenti annui Intaschi: «Un approccio multidisciplinare per i pazienti» 

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Viareggio. Il gioco può diventare una malattia. La dipendenza da gioco d’azzardo viene inserita nel cosiddetto Dsm5, ovvero il manuale dei disturbi mentali, all’interno dell’area delle dipendenze patologiche. Al pari dell’alcol o della droga. La dipendenza da gioco è caratterizzata dall’incapacità di resistere alla tentazione di giocare somme di denaro elevate. Le conseguenze più dirette si rilevano nel deteriorarsi delle attività personali, familiari e lavorative. Per questo il nostro sistema sanitario ha previsto dei veri e propri percorsi di disintossicazione che vengono trattati, nel nostro territorio, dal Serd, il dipartimento che si occupa delle dipendenze in Versilia diretto dal dottor Guido Intaschi.

«Abbiamo un’utenza di un migliaio di dipendenti all’anno ormai da 15 anni, di questi si parla di circa 50-60 giocatori d’azzardo - spiega Intaschi - Si tratta dunque di una quota residuale dei pazienti. Questo anche perché solo dal 2017 la dipendenza da gioco è stata inserita nei cosiddetti lea ovvero i livelli base di assistenza. Prima la trattavamo solamente come una questione di sensibilizzazione. Adesso abbiamo un’equipe multidisciplinare che si occupa di aiutare questo tipo di pazienti. Si tratta di personale non dedicato ma che ovviamente si occupa anche di questo tipo di dipendenze». Anche in questo caso la pandemia ha giocato il suo ruolo: «Con il covid c’è stata una riduzione della domanda - spiega Intaschi . non solo sul territorio ma anche sul piano nazionale. In particolar modo nel 2020, quando le sale gioco erano chiuse, c’è stata una riduzione del giro d’affari e questo significa meno persone che perdono il controllo e, ovviamente, meno persone che ci chiedono aiuto».

I pazienti vengono trattate con un approccio multidisciplinare al Serd della Versilia: «Esiste un medico psichiatra, la dottoressa Mirella Aglietti, che coordina il gruppo, uno psicologo, il dottor Emanuele Palagi, un assistente sociale e un educatore professionale. Anche per una questione di sensibilità, abbiamo deciso di dedicare a questo tipo di servizio un giorno e una sede diversificata rispetto ai pazienti che affrontano le tossicodipendenze. Questo perché chi ha una dipendenza da gioco d’azzardo può provare resistenza a venire se si ritrova in uno stesso spazio di un dipendente in maniera diversa. Di solito gli incontri di gruppo e le prime visite, proprio per questo motivo, le teniamo nella nostra sede distaccata di Camaiore. Gli operatori convalidano la richiesta, si fanno colloqui di inquadramento diagnostico e psicodiagnostico e si valuta con l’assistente sociale se esistano problemi di sostentamento. In molti infatti hanno speso molto denaro e non è raro che qualcuno finisca nel giro dell’usura. Non si fanno tanto interventi di tipo farmacologico perché la psicologia psicocomportamentale ha dimostrato i suoi risultati».

Quindi il trattamento passa sia con un approccio individuale sia di gruppo: «Ci sono tre direttive che seguiamo - spiega il dottor Palagi- la prima è la terapia di gruppo: tutti i mercoledì alle 18 ci incontriamo; poi passiamo attraverso un percorso individuale con il singolo paziente; infine, ovviamente la prevenzione. Quest’anno per esempio abbiamo fatto degli spot televisivi e abbiamo realizzato materiale informativo. Facciamo anche degli incontri nelle scuole per sensibilizzare sul tema. Dobbiamo far capire che il gioco d’azzardo rientra nel tema delle dipendenze. Questo perché, nonostante il volume di gioco in termini monetari, le persone che ci chiedono aiuto sono ancora poche e ci fa pensare al fatto che una grossa fetta di persone che hanno dipendenza non si rivolge a noi. Nella fase pre-covid facevamo anche un’attività di gruppo con i familiari delle persone che hanno dipendenze, questo perché il disturbo ha una ripercussione anche nei rapporti sociali che il paziente ha in casa.

Sono tutte le fasce della popolazione sono coinvolte: «Inizialmente avevamo notato che a essere più colpiti dalla dipendenza da gioco fossero per persone delle classi sociali più povere che potevano vedere nella scommessa un modo veloce per fare denaro e che poi entravano nel vortice - spiega Palagi - Adesso possiamo vedere che, essendo maggiore l’offerta di gioco, sono molti a entrare nella dipendenza. Per esempio le slot sono una prerogativa prevalentemente maschile mentre il lotto è frequentato soprattutto dalle donne. Esiste poi un fenomeno molto diffuso nell’ultimo periodo che è quello del gioco in borsa, il cosiddetto trading online, che per molti versi è assimilabile al gioco d’azzardo, che ha aperto in un certo senso la dipendenza a persone che hanno un grado elevato di istruzione o che sono più stabili sul piano sociale ed economico. Tra i partecipanti del gruppo abbiamo una grande diversificazione sia per fascia di età, che di genere e anche di livello culturale».



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