Gioco
Acqua, è un salasso: i versiliesi pagano bollette più care della media italiana. Ecco perché
Tre persone per 150 metri cubi pagano nei sette comuni 500 euro contro i 317 dovuti nel resto del Paese
VIAREGGIO. Un aumento delle tariffe pari al due per cento – dato relativo al 2020 – e un utile di impresa che «si è mantenuto stabile con un valore di circa 1,170 milioni di euro per un accantonamento di 2,7 milioni di euro»: è la fotografia del gestore idrico Gaia nella relazione annuale del direttore generale della Autorità idrica toscana sul Servizio idrico integrato nella nostra regione. Sono 45 i comuni serviti da Gaia lungo 5.423 chilometri di acquedotto e 2.023 di fognatura. E 522 i dipendenti, dieci per ogni 100 chilometri di rete gestita. Per il triennio 2020-2023 l’azienda idrica presieduta da Vincenzo Colle ha previsto i seguenti investimenti: 67 milioni e 238.822 euro alla voce fognatura-depurazione e 50 milioni e 285.689 euro per tutto quanto è acquedotto.
Fotografia di un gestore idrico i cui utenti nelle tre diverse aree servite (comuni montani; comuni della Piana e comuni del bacino di Massa) pagano decisamente di più della media nazionale. Una famiglia di tre componenti in Italia – ricorda la relazione Ait – per consumi di 150 metri cubi/anno di acqua paga in media 317,5 euro. Cifra che balza – alle stesse condizioni – a 500 euro per l’acqua di Gaia nei comuni della Piana; a 411 euro nei comuni montani; a 473 per quelli del bacino di Massa.
Visti i costi a carico dell'utenza non sorprende, dunque, che il quadro approfondito dell’Autorità idrica metta in evidenza come Gaia sia il Gestore idrico che in Toscana eroga più agevolazioni agli utenti.
Un elemento positivo che si somma a una serie di criticità che l’Azienda idrica dovrà impegnarsi a superare.
A partire dal dato relativo alle perdite, non quelle finanziarie, ma proprio quelle del cosiddetto “oro bianco”: il 30 per cento degli investimenti di Gaia – viene sottolineato nella relazione – è destinato proprio alla riduzione delle perdite di acqua. Fenomeno che Ait spiega così: «Il dato molto alto delle perdite percentuali di Gaia è in gran parte derivato dal fatto che buona parte delle perdite sono sfiori delle strutture di accumulo, il cui valore è stato in parte stimato e che sono confluite nelle perdite di processo».
Tra le “materie” che Gaia deve impegnarsi a “recuperare”, per usare un linguaggio scolastico, c’è la riduzione degli sversamenti di fognatura: l’obiettivo della riduzione del 10 per cento nel 2019 non è stato raggiunto.
Così come molta strada c’è ancora da fare per quanto riguarda gli scarichi non controllati che, comunque, Gaia ha ridotto dal 50,3 per cento al 29,6. Su questo fronte – sottolinea la relazione – tutti gli altri Gestori idrici della Toscana hanno già raggiunto il livello ottimale previsto da Arera. Tranne Gaia.
Tornando ai conti dell’azienda, Gaia – si legge ancora – «è l’unico Gestore che presenta un margine negativo» della gestione operativa.
Alla domanda del Tirreno relativa a cosa sia dovuto questo dato, l’azienda risponde: «Tra i costi consuntivi dell’azienda l’Ait considera anche gli accantonamenti a svalutazione crediti, che sono un dato stimato che può variare da gestore a gestore in base al livello di morosità riscontrato sul territorio gestito».
In particolare continua la risposta – «per Gaia è stato considerato l’intero ammontare dell’accantonamento a svalutazione crediti riportato nel bilancio 2020 che ammonta a due milioni e 800mila euro e che tiene conto anche dell’accantonamento fatto al fondo utenze disagiate, che gli altri toscani non hanno costituito». Ed è questo un valore aggiunto che l’Autorità idrica toscana riconosce a pieno a l’azienda del presidente Colle che molto si è impegnata su questo fronte nei due anni di pandemia.
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