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Salvata dall’annegamento nel porto di Viareggio: «L’ho afferrata per tirarla fuori dall’acqua»

Donatella Francesconi
Salvata dall’annegamento nel porto di Viareggio: «L’ho afferrata per tirarla fuori dall’acqua»

Il racconto dell’avvocato che per primo giovedì sera si è accorto che la donna di 73 anni era caduta in mare alla Madonnina: «Ho visto una testa nera nel buio»

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VIAREGGIO. È già sceso il buio quando Riccardo Carloni, avvocato viareggino, fa due passi lungo la banchina della Madonnina, proprio sul Lungocanale occupato di solito dai pescatori. Lo sguardo corre lungo l’acqua del Burlamacca che viaggia verso mare e si porta via anche i pensieri della giornata lavorativa. Ma giovedì sera qualcosa, dentro l’acqua, attira l’attenzione dell’avvocato: «Ho visto come una testa nera», racconta al Tirreno il giorno dopo, «e ho pensato potesse essere un sub». Qualcosa di inspiegabile, però, spinge Carloni ad avvicinarsi a quella testa: «Mi sono fatto più vicino e ho visto un casco di capelli neri che aderiva al viso di una persona, avvolgendolo per intero. La figura era totalmente immersa nell’acqua torbida». Carloni si rivolge a quella che ha capito essere una donna: «Cosa fa? È caduta? Venga qui che la aiuto», sono le prime parole, gridate per raggiungere quel corpo nel Burlamacca. Ma la donna è confusa, gelata dall’acqua nella prima serata fredda di un autunno dalle temperature fin qui più che miti, e sembra seguire la corrente che la allontana dalla sponda del canale.

«No, signora», grida Carloni, «venga qua, vicino, che là l’acqua è fonda». Le parole hanno l’effetto sperato e la donna riesce ad avvicinarsi a quell’uomo che la richiama dalle acque e le offre una mano. Che, però, non basta: «L’ho afferrata», prosegue il racconto di quei momenti da brividi, «e ho cercato di tirarla su. Ma non era facile e lei si muoveva, spaventata. Mi è scivolata. Tornando verso il centro del canale. Ho gridato ancora. E ho preso il telefono per chiamare il 112. Stavo per buttarmi. Ma avevo timore di fare peggio. Poi sono intervenuti i pescatori e il personale della Capitaneria di porto. L’abbiamo presa e tirata su. Lei era confusa e non si muoveva dal freddo. Non si può dimenticare».

Oggi che il peggio è passato, l’avvocato Carloni non riesce a scrollarsi di dosso quei momenti terribili: «Le mando un abbraccio e un bacio», conclude. In attesa, chissà, di poter incontrare di persona la protagonista della tragedia evitata.

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di Redazione web