Il Tirreno

Versilia

L'allarme di Batistini sul Piazzone: "Il Comune è sordo alle nostre ragioni, 40 famiglie a rischio"

Antonio Batistini *
L'allarme di Batistini sul Piazzone: "Il Comune è sordo alle nostre ragioni, 40 famiglie a rischio"

Lo storico commerciante ed ex consigliere comunale: "Che una riqualificazione di piazza Cavour sia necessaria è pacifico. Che sia necessaria a qualsiasi costo, mezzo e spesa, no"

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Assistiamo, in queste settimane, a toni trionfalistici del sindaco sul progetto di paternariato pubblico privato di piazza Cavour: tuttavia, se andiamo in profondità e dettaglio, è davvero difficile capirne le ragioni. Che una riqualificazione di piazza Cavour sia necessaria è pacifico. Che sia necessaria a qualsiasi costo, mezzo e spesa, no. Che quel costo e quella spesa ricada tutta sugli unici che da anni sono lì – regolari nei pagamenti, mentre il Comune non recupera il pregresso dai morosi – è sbagliato e ingiusto. Non mi riferisco ai contenziosi: i Tribunali entrano in campo quando non ci sono spazi di dialogo e quando l’amministrazione si rifiuta di mettersi a un tavolo e costruire soluzioni attraverso faticosi ma indispensabili processi partecipativi, senza i quali non esiste la politica e resta solo un freddo professionismo intriso di interessi diversi da quello pubblico. Se ci fosse stato un tavolo di discussione, confronto e condivisione non avremmo fatto alcun ricorso. Ci tengo solo a specificare che non abbiamo mai chiesto al giudice di sospendere i provvedimenti del Comune: è una bugia dire che i tempi di allungano per colpa dei commercianti; se il Comune voleva andare avanti, poteva farlo, se non lo ha fatto e ha ritardato procedure e passaggi, lo ha fatto per scelta propria e non certo per causa dei commercianti.

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Nel merito, dunque, che cosa ci dice l’operazione di piazza Cavour? Provate a immedesimarvi in un commerciante che si sente dire “tranquilli resterete tutti ma non sarete più proprietari del vostro chiosco”, “tranquilli: avete un mutuo per aver investito sul chiosco e messo l’ipoteca sulla casa? Sarà un problema vostro”, “tranquilli, se avete fatto investimenti potrete perderli, ma nel frattempo andrete a pagare il triplo o il quadruplo rispetto a quanto pagate annualmente adesso” e infine “tranquilli, traslochi, arredi e sospensione dell’attività per lavori saranno costi che riguarderanno solo voi e non il Comune”. Le mie domande, dunque, sono: è indispensabile mettere in difficoltà 40 famiglie per una ristrutturazione che si poteva fare con partecipazione e condivisione, senza offrire scontri muscolari e post social di insulto? È inevitabile lasciare da soli coloro che chiedono solo di lavorare a condizioni economiche non peggiori rispetto alle attuali? È accettabile non aver mai risposto alla nostra richiesta di incontrarci e lavorare insieme per una soluzione tecnica che porti a scenari e risposte condivise? E poi mi rivolgo alla politica: dove sono quelli che hanno votato questo paternariato pubblico privato?

Sono ancora convinti di non aver messo in difficoltà 40 famiglie? Sono ancora decisi a starsene fermi, senza rivendicare la necessità di un tavolo condiviso per la costruzione delle soluzioni? Sono ancora dell’idea di non garantire prospettive né indennizzi a coloro che si troveranno a dover eventualmente accettare di pagare affitti che sono il triplo o il doppio di oggi? Come sempre, resto in attesa di risposte, disponibile a lavorare per soluzioni condivise che tutelino chi lavora e chi ha sinora creduto nel Piazzone.

*commerciante del mercato

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